I FIORI SUL MALE: I BAGLIORI D’UMANITA’ CHE ANNULLANO L’ODIO

DI ONOFRIO DISPENZA

“I fiori del male” è la celebre raccolta di lirica di Charles Baudelaire. Parafrasando il titolo di quella raccolta, potremmo dire che andiamo a parlare de “I fiori sul male”. Un po’ quello che facciamo ogni giorno quando, candela in mano, ci inoltriamo nel buio fitto della notte che viviamo, alla ricerca di qualche bagliore. E in verità, sempre più spesso, accanto al bollettino dell’odio e della cattiveria, ci capita di ritrovarci la strada illuminata non solo dalla nostra candela, arrivata al essere un mozzicone. Qui vogliamo raccontarvi di due di questi bagliori.
Il primo bagliore. Siamo in Campania, a Pagani, grosso centro del Salernitano. Il Liceo Mangino è una di quelle scuole che sa governare la crescita dei ragazzi. Non solo libri. Professori e ragazzi sanno guardarsi attorno, mettono in scena “C’era una volta una nave…”.

Il pensiero è a chi, disperato, sale anche su un guscio pur di provarci. Alle spalle fame e morte. davanti, la morte o una nuova vita. La scelta è drammatica ma si fa. E i padri e le madri la fanno per i figli, pronti a piangerli. Comunque, dovrebbero piangerli.
I ragazzi di Pagani ricordano un loro coetaneo, e alla fine perché il ricordo rimanga per sempre piantano una pietra d’inciampo davanti al liceo: “Nato nel 2001 in Mali, morto il 18 aprile 2015 partendo con una pagella sul cuore”. Ammetto, l’idea di una pietra d’inciampo per ricordare il ragazzo morto con la sua bellissima pagella addosso, sul cuore, mi ha sorpreso ed emozionato. I ragazzi di Pagani hanno saputo volare, quando gli altri strisciano. Quella pietra d’inciampo la eleggiamo “Fiore sul male”.
Il secondo bagliore. Non avevo visto Fiammetta Borsellino ospite di Fazio. Un amico, Giovanni, mi invita a farlo con la sua nota a margine di quella intervista. Di Fiammetta a “Che tempo che fa”, scrive:” Notato che italiano usa durante l’intervista? Preciso, rigoroso, forbito, chiaro perché complesso, vero. Un altro mondo rispetto a quello oggi dominante… La verità – nota Giovanni, invitandomi a recuperare Fiammetta – la verità si nutre di eleganza e la ricrea…” E a questo proposito, il suo “ricrea”, mi ricorda che nel nostro comune dialetto “arricria” si dice di qualcosa che ti riempie di godimento e di felicità. Come se la bellezza potesse davvero farti rinascere, potesse ricreare.
Ed è così. Ascoltata Fiammetta, colpisce l’eleganza serena del suo parlare. Parole modellate dalla bellezza interiore e dalla cultura. Cultura che fu anche educazione, di un padre che nella dignità trovò una bussola sicura. Di una madre che ha insegnato ai figli il valore della memoria e della discrezione. Fiammetta è precisa, rigorosa, le sue parole sono chiare e raccontano di tragedie personali e comuni con la pacatezza che è segreto della verità. In lei c’è l’indignazione per le verità nascoste, mai un filo di odio per chi le ha strappato il padre.

Tono e parlare così distanti da quelli diffusi, spesso rozzi, volgari e violenti. Perché girano violentemente sulla labbra scomposte della menzogna e dell’imbroglio.