IN ITALIA FACCIAMO SEMPRE MENO FIGLI. MA PER INVERTIRE LA ROTTA BASTEREBBE POCO

DI EMILIO MOLA

Da 10 anni a questa parte, ogni anno, nascono in Italia sempre meno bambini. Ne nascevano 576mila nel 2008. Ne sono nati 450mila nel 2018. Sono 126mila in meno. E’ come se rispetto a 10 anni fa sparisse ogni anno una grande città. Ogni anno. Nel nulla.

Affinché una popolazione si mantenga in equilibrio è matematicamente necessario che ogni donna metta al mondo almeno 2 figli. Ne fai meno e vai verso una graduale estinzione. In Italia la media è di 1,32 figli per donna. Dieci anni fa era di 1,45. E come se non bastasse si riduce di anno in anno il numero di donne in grado mediamente di fare figli (cioè di età compresa fra i 15 e i 50 anni).

Stiamo diminuendo e stiamo invecchiando: ci sono sempre più anziani e sempre meno giovani.

E sulle spalle di quei pochi giovani c’è il peso sempre più gravoso di milioni di nuovi anziani: il peso delle loro pensioni, del loro debito, della crescita del paese.

E’ una follia totale, destinata – perché è solo questione di tempo – a esplodere drammaticamente.

Un popolo responsabile, che non sia completamente anestetizzato o impazzito, dovrebbe pretendere, pretendere che i propri politici mettano in cima a ogni agenda di governo l’inversione di questa rotta.

Dovrebbe pretendere dai propri politici più asili, più lavoro, più sostegno ai genitori che chiedono servizi per i propri bambini mentre loro sono in ufficio o in azienda o comunque sul posto di lavoro.

Basterebbe pochissimo.
Con la metà di quello che abbiamo speso per far andare prima la gente in pensione potremmo trasformare l’Italia in un mezzo paradiso per le coppie che scelgono di fare figli: potremmo finanziare migliaia di nuovi asili, l’abbattimento delle rette, l’apertura degli istituti in estate, sgravi da migliaia di euro sulle babysitter.

Invece applaudiamo i politici che ci mandano in pensione prima, che accumulano altro deficit e altro debito, che danno soldi anche a chi potrebbe lavorare ma non lo fa.

E intanto a quei pochi nuovi nati, a quel poco di futuro che ci resta, diamo anche un’istruzione tra le peggiori d’Europa. E non di certo per colpa degli insegnanti. Dopo Spagna, Romania e Malta, l’Italia è il quarto paese con il maggior numero di ragazzi che lasciano prematuramente gli studi.

Si dice che il politico pensa alle prossime elezioni, mentre lo statista alle prossime generazioni. Ma ci si dimentica sempre di aggiungere che la scelta tra i due sta al popolo. E per ora, di statisti in giro, proprio non ne vedo.