LE LUCCIOLE TORNERANNO NELLA TERRA DEI FUOCHI

DI LUCA SOLDI

 

 

 

La Terra dei fuochi non è una entità, un luogo del passato. Tutti i governi del Paese degli ultimi anni, tutti i più grandi politici ci hanno messo piede ma ben pochi hanno compreso.

Tutti hanno chiesto un voto, molti lo hanno ricevuto, pochi, ben pochi hanno mantenuto fede al loro impegno di considerazione, di impegno.

Ancora oggi quasi due milioni di abitanti a sud di Caserta e nord di Napoli sanno bene come non sia cambiato che poco negli ultimi anni.

Forse ci sono meno roghi, forse dal nord arrivano meno rifiuti tossici, forse ci sono meno fusti di scarti o prodotti chimici da nascondere. Forse le ecoballe non vengono ammassate in qualche magazzino il quale immancabilmente prende improvvisamente fuoco da solo.

La Direzione nazionale antimafia, nel capitolo sui “Crimini ambientali” della sua Relazione di quasi due anni fa, aveva denunciato che «il sistema della gestione dei rifiuti in campo nazionale si è sempre basato e continua a basarsi sulla commistione di attività legali ed illegali».

Ed il male abita ancora fra Caivano ad Acerra, da Aversa a Torre del Greco, fino ad Afragola a Caserta. Ci sono ai lati delle strade, sugli svincolo mucchi di plastiche, d’avanzi di lavori edilizi, guaine, scarti delle lavorazione di pelli e tessuti.

Misteriosi bidoni nauseabondi.

Sono le avanguardie di quello che ancora viene nascosto nei campi, nelle falde. Robaccia trattata chimicamente che inevitabilmente racconta smaltimenti abusivi: una borsa da donna o un paio di scarpe avanzi di “roba” realizzata in nero, che generano a loro volta rifiuti che devono smaltiti di nascosto, ma non più di tanto

Avanzi di cose alle quali si aggiungono i sacchi dell’immondizia di quanti non vogliono affaticarsi a fare la differenziata.

Dal ricco nord arriva meno ma pare solo perché adesso ci sono meno industrie a dare impegno alle ecomafie e poi c’è un sostanziale adeguarsi ai tempi. Ci sono nuovi tentativi di mimetizzarsi fra le pieghe degli incartamenti.

Si perché oggi «le strutture dedite alla criminalità ambientale si rivolgevano alla camorra per aver luoghi dove smaltire illegalmente – continua il rapporto –, adesso quelle stesse strutture dispongono di discariche legali dove operare illegalmente» e di quanto occorra per farlo, compresi «rapporti instaurati con i pubblici poteri attraverso la corruzione».

Si legge “ch’è indubbio” che «le imprese delinquono di più in materia ambientale», mentre aumentano «le connivenze tra imprese e organi preposti alla vigilanza».

Per esempio in certe zona come quella industriale di Crispano si può godere tranquillamente della vista di quei rifiuti pericolosi e tossici mentre a pochi metri ci sono terreni coltivati e quasi a perdita d’occhio. Qui dove ci sono gli orti, gli ortaggi del Paese per vivere la quotidianità converrebbe usare guanti e mascherina.

A pochi minuti da lì c’è la discarica Ammendola Formisano, vicino ad Ercolano, in quello che sarebbe il Parco Naturale del Vesuvio, si può ammirare una cava nella quale benevolmente si era preso ad infilare i rifiuti urbani, poi certe distrazioni e qualche mano poco attenta aveva permesso di infilarci i industriali e infine lasciato perdere ogni freno inibitorio si era passato a quelli tossici.

Le proteste qui avevano portato a degli esposti, a sequela di passerelle politiche ed infine alla soluzione provvisoria, come al solito quantomai definitiva, coprire con un grande, infinito telone nero che copre la vergogna ma ricorda anche di quei liquidi malefici, di quel percolato che generato in quel luogo finisce nel terreno circostante e nella falda.

Poi c’è il rimedio, applicato anche al nord, di stoccare i rifiuti in grandi magazzini vuoti. La crisi industriale ne ha resi tanti liberi, veri scatoloni, giganteschi sacchi dell’immondizie che immancabilmente prendono fuoco rilasciando nell’aria il frutto di tante ipocrisie.

Di fronte a tutto ciò, di fronte ai giganteschi interessi che ci sono dietro, agli opportunismi, le associazioni del territorio non si fermano non mollano

Grazie, soprattutto a loro, quella terra non può dirsi allo stremo delle forze.

Non può considerarsi vittima sacrificale di un progresso goduto da altre parti.

Dalla loro azione, dalla loro memoria, la speranza rimane.

Continua a trasmettere la volontà di un popolo a non voler restare domato nella ricerca della verità e nel trasmettere un cammino che possa indicare una via di uscita al dramma che lo avvolge

Rimane grazie ai tanti giovani impegnati, alle donne ed alle mamme di quella Terra così devastata dagli egoismi

Mamme di quelle terre che hanno visto soccombere i loro figli, i loro bambini ingoiati che mali impronunziabili che hanno divorato esistenze e speranze
Donne sostenute da un sacerdote unico come padre Maurizio Patriciello che sostenendole, spesso contro tutti, ha cercato di guidare un riscatto dalla morte e dalla prevaricazione. Pensiamo ad esempio alle mamme di “Noi genitori di Tutti”, ad Anna, a Marzia che in rappresentanza anche di altre corrono da un capo all’altro del Paese non certo a strappare sentimenti di compassione ma bensì a stimolare attenzioni, riflessioni ma anche azioni, su temi che ci toccano direttamente, tutti.

Riescono ad arrivare a noi con le loro testimonianze dirette, umanamente devastanti che colpiscono che restano ben incise nella testa oltreché nel cuore.

Prendo per spunto, rubo, le belle parole di una delle grandi figure impegnate nel bene nella Terra dei Fuochi, al contrasto alle ecomafie, Vincenzo Tosti che in una dedica ad un suo libro che tratta di questo tema ha voluto scrivere:

” le lucciole ritorneranno, le vedremo insieme….. ne sono convinto”.

Ne siamo convinti tutti, andiamo avanti, le lucciole simbolo della natura, della sua luce che vince sul buio dell’egoismo, torneranno ad illuminare quei campi, quella Terra.