ORA SARÀ LA CONSULTA A DIRE SE I TARANTINI HANNO GLI STESSI DIRITTI COSTITUZIONALI DEI GENOVESI

DI PINO APRILE

 

Ora tocca alla Corte costituzionale esprimersi sul vergognoso accordo che consente ai proprietari dello stabilimento di avvelenare i tarantini e ucciderli, calpestando le leggi a tutela della salute e dell’ambiente (insulto alla decenza firmato da governi di ogni colore ed esteso ai nuovi acquirenti del siderurgico dal M5S, con firma di Di Maio). Come si ricorderà, la lavorazione a caldo dell’acciaio fu soppressa a Genova e lo stabilimento demolito, perché minava la salute e la vita dei genovesi. Non essendo prevista, in un Paese razzista, la stessa tutela per i terroni, la lavorazione a caldo fu trasferita a Taranto e aggiunta a quella già esistente. Stabilendo fra governi e proprietà, infami “accordi” (come se ci si potesse accordare fra terzi sulla vita altrui. Maledetti!) in forza dei quali ai tarantini è consentito fare il male che è vietato fare ai genovesi. Lo Stato è lo stesso; la Costituzione la stessa; le leggi le stesse; la lavorazione la stessa; è la stessa persino l’azienda e genovesi e tarantini sarebbero, sulla carta e a chiacchiere, tutti italiani aventi gli stessi diritti. Ma quello che serve a tutelare i genovesi non si applica per i tarantini, che possono essere condannati a morte da un “contratto” (‘sti cazzi di contratti del M5S…) fra un tizio che sta al governo e un imprenditore privato. E sul tavolo si giocano le vite degli altri.
Il M5S è quello in cui avevano riposto tante attese i tarantini (ci avevano creduto…), per scoprire di essere fottuti da loro, come da tutti gli altri prima. Ora, finché ci sarà un giudice a Berlino, e pure a Taranto, e speriamo anche a Roma, i cittadini di Taranto possono tornare a sperare che qualcuno riconosca loro diritti non inferiori a quelli dei genovesi.
Non finisce qui, non finirà mai sino a che: o equità o secessione