ROLLS ROYCE, LA CANZONE CHE STA SCANDALIZZANDO MEZZO PAESE

DI EMILIANO RUBBI

Lo “scandalo” di questo Sanremo è Achille Lauro, con la sua “Rolls Royce”.

Perché “Rolls Royce” sarebbe un nome in codice per parlare di “droga”.
Wow. Una canzone sulla droga.
Mai sentita una cosa del genere, ma come gli sarà venuto in mente? Assurdo.
Ma dove andremo a finire, signora mia?

Ed è subito “caso nazionale”, in questo 2019 che puzza sempre più di 1939, se pensiamo che, circa un mese fa, due senatori di Forza Italia hanno ben pensato di denunciare Sfera Ebbasta perché “istiga al consumo di droga”.

Adesso, ovviamente, attendiamo fiduciosi altrettante denunce ai Rolling Stones, a Eric Clapton, ai Beatles (che ci crediate o meno, la povera Lucia non è mai andata “in cielo coi diamanti”), a Amy Winehouse che diceva “no no no” alla riabilitazione, a Jimi Hendrix, a Jim Morrison, a Vasco Rossi, ai Prozac+ di “Acido/Acida” e a metà della musica dal 1965 a oggi.

In ogni caso, Achille Lauro, reo di aver portato l’unico pezzo genuinamente rock n’ roll / punk negli ultimi anni di Sanremo (lui che solitamente fa Trap) fa “scandalo”.
Sarà per i tatuaggi in faccia, boh.
Sì, probabilmente è per quello.
Oppure perché stiamo regredendo, come paese, come cultura, a velocità supersonica.
L’altro giorno, ad esempio, la Rai ha mandato in onda “The Wolf of Wall Street” di Scorsese tagliuzzandolo ovunque per censurare le scene in cui si vedeva del sesso o in cui i protagonisti facevano uso di droga.
Roba che manco nei peggiori sogni bagnati di Adinolfi.

Persino Salvini, che non manca mai e si sta trasformando nella versione fascio/sovranista delle più tristi “prezzemoline” televisive, si è sentito in dovere di dire la sua sulla canzone di Achille Lauro: “È terribile: mi fa schifo solo l’idea. Mi sembra che stia ammiccando, non è la macchina. Anche perché cita qualche personaggio che in passato ha abusato e non è finito bene”.

In pratica, una godibilissima canzoncina rock ’n roll, che non sarà niente di particolarmente nuovo o “audace”, ma che ha il merito di essere, finalmente, “fresca” e “credibile” come il suo interprete, sta scandalizzando mezzo paese.
E tutto questo è talmente grottesco che, davvero, è anche difficile trovare le parole per descrivere l’assurdità della situazione.

L’unico che, al momento, può legittimamente cantare vittoria, è proprio Achille Lauro.
Perché credo che sia abbastanza facile capire come queste polemiche da dopoguerra ottengano solo l’effetto di fare una gigantesca pubblicità a lui e alla sua canzone, che diventa qualcosa “di più”, diventa “Arte” con la “A” maiuscola nel momento stesso in cui riesce a scandalizzare, a colpire in modo così dannatamente chirurgico proprio quelli che voleva provocare.

Ha trollato i troll, in pratica.
Ha fatto a Salvini quello che Salvini fa ogni giorno al paese, trasformando in pubblicità la sua indignazione bigotta.

“No, non è musica, è un Miró”.

Hai vinto tu, Achille.
Rolls Royce.