I PASTORI SARDI PROTESTANO PER IL PREZZO DEL LATTE: SIAMO ALLA FAME!

DI MARINA POMANTE

 

 

Nei telegiornali di ieri è rimbalzata la notizia della protesta dei pastori sardi contro il prezzo del latte da loro ritenuto troppo basso e inadeguato persino per coprire le spese della stessa produzione.
In seguito alla protesta, le manifestazioni si sono estese a tutto il territorio e in alcuni casi sono state anche violente come nell’episodio del caseificio sassarese.

Un gruppo di allevatori in tarda mattinata si è recato presso i cancelli del centro sportivo di Assemini, dove la squadra di calcio del Cagliari tiene i propri allenamenti. I manifestanti hanno chiesto di parlare con i giocatori e la Società. Hanno anche minacciato di restare fino al pomeriggio quando i calciatori sarebbero dovuti uscire per partire per Milano per la gara col Milan. E’ poi intervenuta la Polizia che evidentemente è stata richiesta dalla Società per disperdere i protestanti.

Le rimostranze e le protese dei pastori sardi ha anche interessato il caseificio Pinna di Thiesi nella provincia di Sassari, che è una delle più grandi realtà industriali del settore caseario della sardegna.
I manifestanti, centinaia di pastori, hanno inscenato una protesta piuttosto violenta davanti allo stabilimento e agli uffici dell’azienda, è stato buttato il latte contro i muri perimetrali e sono state sfondate alcune vetrate con dei bidoni da 50 litri che poi sono stati svuotati all’interno degli uffici che sono stati imbrattati dal latte.
Gli stessi manifestanti poco prima avevano bloccato una cisterna lungo la strada, distante meno di un chilometro dal caseificio, versando 30 mila litri di latte sull’asfalto.
Sono intervenuti polizia e carabinieri in assetto antisommossa per cercare di riportare la calma e contenere la protesta.

La voce dei pastori è riassunta dalle parole di Andrea Casu, un pastore cinquantenne a capo di una piccola azienda che produce latte a Sant’Andrea Frius: “latte rumeno spacciato per sardo, stiamo facendo la fame!”. Anche Andrea ha vuotato la cisterna, 340 litri pari al lavoro di una giornata in segno di protesta per un “dramma”, quello del prezzo del latte. Ha spiegato: “Hanno prima abbassato il pagamento a sessanta centesimi al litro, poi l’hanno portato a ottantacinque e poi, di nuovo, a sessanta”, un problema che colpisce i pastori da ormai tre anni.
Andrea ha inoltre raccontato che lui insieme ad un aiutante, cercano di sopravvivere e che intanto tira avanti grazie allo stipendio di 1.300 euro della moglie che è un’insegnante, ha un figlio 18enne che studia e non è nemmeno riuscito a pagargli una piccola vacanza in Spagna, una delle tante piccole rinunce…
Poi continuando il suo sfogo ha spiegato che il latte arriva dalla Bulgaria e dalla Romania e viene spacciato per sardo e che prima, (quando la quota era fissata a ottantacinque centesimi), rientrava a malapena nelle spese. Adesso invece è solo remissione, “non posso nemmeno acquistare un trattore nuovo e faccio i salti mortali per pagarmi il mutuo della casa che finirà solo tra nove anni” dice Andrea.
Poi accusa Francesco Pigliaru, il presidente della Regione e tutti i politici regionali di averli abbandonati.

Sulla vicenda, Diego Fusaro (saggista e docente italiano) ha commentato con un tweet scrivendo: “Latte rumeno portato in Sardegna sotto scorta per evitare le proteste dei pastori sardi. Eccola, la vostra maledetta globalizzazione capitalistica! I sardi debbono bere latte rumeno, i siciliani mangiare arance marocchine. Ce lo chiede il mercato, ce lo chiede l’Europa”.
Fusaro da tempo mette in discussione la “bontà” della Ue e cavalca la protesta dei pastori sardi, riportando l’attenzione sugli squilibri che l’Europa, a suo dire, produce.

L’auspicio è che l’incontro fissato per mercoledi col ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, riesca a trovare la strada per garantire il riassetto del comparto produttivo del latte e per garantire continuità ai produttori, che altrimenti a queste condizioni sarebbero davvero a rischio sopravvivenza.