L’ ANIMA NERA DI FATIH AKIN

DI GIOVANNI BATTAGLIA

 

Vedere una buona parte del pubblico che abbandona la sala disgustato dopo solo dieci minuti di film non è certo piacevole per un artista, ma trattandosi di “The Golden Glove “ di Fatih Akin, credo che il regista avesse preventivato queste reazioni ed anzi ne sia stato compiaciuto.
Il protagonista del film è appunto the golden glove il sudicio bar di Amburgo, meta di prostitute ed alcolizzati dove Fritz Honka negli anni settanta andava per adescare donne con la scusa di invitarle a bere a casa e poi violentarle, picchiarle selvaggiamente, ucciderle nel modo più efferato, avere sesso con i loro cadaveri che restavano a marcire in uno sgabuzzino dove metteva ogni tanto del deodorante pensando di togliere il cattivo odore.
Una vicenda raccapricciante che necessitava forse un film così esplicito per essere raccontata.
Fritz è un mostro.
Un mostro che non ha nessuna possibilità di essere giustificato o salvato ed il suo mondo è un pozzo senza fondo di miseria e violenza.
Raccontare questa storia allucinante avrebbe presentato comunque degli aspetti criticabili; il primo e forse più evidente è quello di essere volutamente scivolato nello splatter con un compiacimento nel mostrare le scene di ultraviolenza che è spesso gratuito.
Jonathan Dassler che da il volto al mostro di Amburgo è bravissimo e quasi irriconoscibile ma tutta la storia che sembra ammiccare al cinema tedesco degli anni settanta primo su tutti quello di Reiner Werner Fassbinder non riesce minimamente a rievocare quel tipo di cinema e sembra piuttosto strizzare l’occhio ad uno splatter di Rodriguez.