MAHMOOD SÌ, MAHMOOD NO

DI JACOPO MELIO

 

Chi dice che la canzone fa schifo viene accusato subito di razzismo, come se non possa trattarsi di gusto personale. Chi dice che il voto della giuria è stato truccato per scopi politici è semplicemente ridicolo. Chi dice che finalmente si è trattato di un segnale di integrazione, dovrebbe ricordarsi che Mahmood è “italiano”, perciò sfruttare l’occasione mi pare un po’ controproducente per l’integrazione stessa.

Insomma, non ci si capisce molto.
L’unica cosa chiara, è che Ultimo ha saputo polemizzare nel peggior modo possibile. Come se non bastasse la sfuriata in conferenza stampa e la sua non partecipazione insieme agli altri cantanti a “Domenica In”, con i suoi tweet ha dimostrato di non aver saputo reggere la pressione e le conclusioni di questa esperienza, tirandosi (e un po’ mi dispiace) la zappa sui piedi da solo quando:

~ Zen Circus, Cristicchi e Silvestri avevano testi di alta qualità (li ho messi in ordine di preferenza personale) e non hanno fiatato sulle loro pessime qualificazioni;
~ L’immensa Fiorella Mannoia, due anni fa, ha subìto la stessa “ingiustizia” finendo al secondo posto dietro la canzoncina di Gabbani, e la sua risposta è stata uno splendido sorriso e un abbraccio di congratulazioni al vincitore;
~ Partecipare a Sanremo significa accettare un regolamento chiarissimo;
~ Senza il televoto da casa, altro che secondo posto…

Insomma, come cantavano anni fa: “Bisogna saper perdere…”.
Erano i Rokes con Lucio Dalla, arrivarono solo sesti. Il disco però raggiunse il quarto posto nella Hit Parade con vendite anche in Francia e in Germania.
Questione di stile.

PS: Mahmood, maremma bòna, non mi levo la tua canzone di testa da tre giorni. Non so ancora se mi piaccia o no, ma di certo sei bravo. Buona carriera coi piedi per terra!