MAHMOOD, UN RAGAZZO PIENO DI CLASSE. QUELLA CHE MANCA A ULTIMO

DI MARCO GIACOSA

Il regolamento del Festival prevede che il vincitore esca dalla media ponderata del voto del pubblico (50%), sala stampa (30%) e giuria degli esperti (20%).
Il cantante Ultimo ha preso il 46% dei voti del pubblico, Mahmood il 14%.
Mahmood ha vinto con la media ponderata del 38% dei voti, contro il 35% di Ultimo. Questo significa che giornalisti e esperti hanno votato più Mahmood rispetto a Ultimo – di quanto il popolo del televoto abbia votato Ultimo rispetto a Mahmood.

Parentesi: pensiamo alla narrazione.
“Le élite hanno ribaltato il voto del popolo”, gira sui social, nel delirio paranoide di questi tempi abituale.
Perché non dire invece: “Il voto del pubblico a casa non è riuscito a ribaltare il voto delle giurie dei giornalisti e degli esperti”?
Meglio ancora, non essendoci nulla da ribaltare: “La media ponderata dei voti, come da regolamento, ha premiato il cantante Mahmood”. Fine.
Le frasi sono identiche: perché fa presa la prima forma?
Chiusa parentesi.

Essendo questo il risultato, il cantante Ultimo va in sala stampa e litiga con i giornalisti, dicendo tra l’altro: “Sapete perché non mi sta bene? Perché voi avete solo questa settimana per sentirvi importanti, e rompete il cazzo”. Chiama anche “ragazzo Mahmood” il rivale, in un senso un po’ così.
E l’altro cosa fa? Reagisce? Insulta? Polemizza? Provoca?
No. Mahmood risponde così: «C’è tanta tensione e può capitare di dire la cosa sbagliata, siamo ragazzi.».
Touché.
Educazione, eleganza, classe. Che si possono tenere pur nella radicalità delle posizioni, in un eventuale scontro. Educazione, eleganza, classe.
Possibile che il conflitto sociale sia invece padroneggiato da questo consesso di spregiudicati buzzurri?