MIGRANTI, DOPO TURCHIA E LIBIA, IL BLOCCO MAROCCHINO, COL PERMESSO DEL GLOBAL COMPACT

DI ALBERTO TAROZZI

La notizia è stata pubblicata pochi giorni fa su il salto.net e  merita una conferma più dettagliata, ma in realtà non suscita sorpresa per chi si sia occupato in maniera non superficiale di flussi migratori nel Mediterraneo.

“Il Marocco sta costruendo un muro anti migranti grazie ai fondi dell’Ue”.

Un NUOVO muro, per meglio dire. Qualcosa di più, dunque, della fitta rete di recinzione e terrapieni che già circonda le enclave di Ceuta e Melilla,  brandello di Europa dai colori della Spagna sulla costa africana del Mediterraneo occidentale. Un muro frutto nel tempo, delle scelte politiche di Zapatero e di Rajoy, che l’attuale governo Sanchez aveva promesso di alleggerire soltanto qualche mese fa.

Una scelta peraltro perfettamente in linea con quanto poteva trasparire dalla firma del Global Compact in dicembre, un manifesto dai toni molto umani, ma dai contenuti non sempre univoci. Pure, ad esso, il nostro governo aveva rinviato la sottoscrizione, ritenendo che vi fosse contenuto un diritto umano al migrare poco in linea con i respingimenti voluti dal Viminale.

Ma al di là delle parole, il luogo stesso in cui il documento era stato sottoscritto, Marrakech, doveva suggerire un ruolo non indifferente di Re Mohammed VI del Marocco nell’operazione.  Contenuti con risvolti decisamente più operativi dei toni di un documento apparentemente piazzato nel più alto dei cieli della idealpolitik.

Stiamo dunque ai fatti, se vogliamo capirci qualcosa.

  1. Da quando la rotta dei Balcani è stata formalmente chiusa, nel marzo del 2016, e la Ue ha delegato Erdogan a sbattere la porta in faccia ai migranti che intraprendevano il cammino della speranza verso l’Europa dal versante orientale, il flusso migratorio attraverso la Grecia e i paesi della ex Jugoslavia ha effettivamente subito un forte ridimensionamento. Non mancano tragedie residuali ai confini sud orientali della Ue, con la polizia croata a caccia dei disperati che ancora cercano di varcare il confine tra i boschi nevosi della Bosnia. Ma non fanno ormai più notizia, nemmeno quando rischiano di crepare in quel gelo 5mila migranti afghani, irakeni e ora anche iraniani, che sono riusciti ad oltrepassare chissà come le frontiere precedenti di Montenegro e Albania. Sul fronte serbo il blocco croato e quello ungherese sono ormai ermetici.
  2. L’interesse dei migranti forzati e quello dei media si erano pertanto spostati a partire dal 2016, sul Mediterraneo centrale, con le bande criminali libiche libere di organizzare il traffico di carne umana verso l’Italia e il nostro governo libero di impedire i soccorsi alle navi delle ong. Grosse difficoltà, inoltre, quando occorre accordarsi con un paese, come la Libia, in cui il potere si annida in “istituzioni” spesso a noi inaccessibili, vuoi perché sfuggenti (le bande del Fezzan), vuoi perché ostili (la Cirenaica di Haftar). Arriviamo così al 2018, quando la politica italiana dei respingimenti e dei quasi-accordi con la guardia costiera libica e i tenutari dei campi lager di Tripoli e dintorni, ha incrementato in relativo la percentuale di morti sul numero dei migranti in acqua, ma ha pure ridotto la spinta ad imbarcarsi in un viaggio sempre più a rischio.
  3. Così è stato che, nell’ultimo anno gli approdi più numerosi si sono registrati in Spagna, dove le statistiche più aggiornate danno un numero di 60mila arrivi in Andalusia. Ma non è solo la costa il punto di arrivo dei migranti nella Ue. Si intensificano infatti, nell’ultimo anno, i veri e propri assalti dei migranti alle recinzioni di Ceuta e Melilla, enclave spagnole in terra d’Africa.
Ormai definito dunque il ruolo della Turchia a est, a frenare il flusso via mare per la Grecia e via terra per Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia.
 
In balia della malavita e dunque ingovernabile, ma comunque assai meno congestionata, la via azzurra tra Libia e Sicilia.
 
Ovvio che dovesse risultare decisivo e quindi da sottoporre al massimo dell’attenzione quanto avviene dalle parti del Marocco. Il Global Compact, non a caso firmato a Marrakech con la cordiale ospitalità di Mohammed VI, aveva dunque costituito un preambolo, in continuità con precedenti accordi tra Madrid e Rabat, che a molti era sfuggito, a quanto sta accadendo oggi. Che lo si descriva come limite, blocco, una forma di respingimento soft o cos’altro è chiaro che si tratta di un’operazione col marchio della Ue, ancora una volta con la regia della Merkel, e che noi siamo rimasti fuori dal gioco. Mentre nel pieno della trattativa si è collocata la Spagna e il partner privilegiato, nelle terre di oltremare, è divenuto il Marocco, che tanto per cominciare aveva già portato a casa un riconoscimento di parte spagnola sulle sue rivendicazioni relative al Sahara Occidentale .
 
I risultati si vedono e soprattutto traspaiono dalle più recenti azioni intraprese dal governo marocchino con fondi Ue, che probabilmente la Germania ha sollecitato, ma che la Spagna ha sicuramente sotto controllo. Azioni che, più ancora dell’attraversamento del Mediterraneo, riguardano per il momento l’accesso dei migranti alle due enclave.
 
Così, sostengono a il salto.net, “Dopo 20 anni e le 4.800 persone che hanno scavalcato la frontiera che divide il Marocco e l’Africa solo nel 2018 tra Ceuta e Melilla… ecco che anche il Marocco sta edificando un nuovo muro per potenziare le sue frontiere grazie a fondi stanziati dall’Unione Europea”.
 
E qui si comincia a capire quale fosse concretamente l’altra faccia della firma del Global Compact.
 
“Il paese nord africano è un partner chiave per l’Ue quando si tratta di politiche di controllo delle frontiere e di migrazione. Dal 2014, l’ Unione Europea ha impegnato 232 milioni di euro (264 milioni di dollari) attraverso diversi fondi per sostenere le azioni legate alla migrazione nel paese del Maghreb…..I finanziamenti aggiuntivi del 2018, pari a 148 milioni di euro, stanno potenziando ulteriormente il patto di ferro tra Ue e Marocco. Un patto ìl cui obiettivo principale è finanziare gli strumenti repressivi dello Stato marocchino per mantenere migranti e potenziali richiedenti asilo fuori dal territorio europeo”.
 
Molto interessante anche l’analisi della situazione dei rapporti ispano-marocchini fatta da lettera 43 in dicembre.
 
“Per tutti, nell’Ue, è tempo di elezioni e in vista del voto di maggio 2019 lo spartiacque è tra limitare o bloccare, non tra accogliere o respingere. D’accordo con la destra spagnola del vecchio governo Rajoy , Mohammed VI ha violato ripetutamente i diritti umani dei migranti che, anche illegalmente, tentavano di entrare” [a Ceuta e Melilla] . A Madrid sono state passate per anni informazioni di intelligence preziose dal Marocco, ….per intercettare i barconi in mare. E dall’estate 2018, con il boom di partenze verso la Spagna, anche il governo socialista Sanchez, che ha accettato nei suoi porti alcune navi umanitarie respinte dal ministero dell’Interno italiano, ha avviato un giro di vite sugli ingressi. In Marocco il gioco di sponda è stato immediato, con l’arresto di circa 6.500 migranti, secondo i dati degli attivisti per la difesa dei diritti umani nel Paese….: in qualche caso anche minori e titolari di permessi di residenza”.
 
“Per gli stranieri che da anni vivono in Marocco, «un passo indietro enorme per il Paese». Gli africani subsahariani notano ormai «grandi differenze tra i discorsi ufficiali e la realtà»……..A novembre il premier spagnolo ha discusso di politiche migratorie con il re del Marocco proprio alla vigilia della firma del Global Compact, in occasione della sua prima visita di Stato a Rabat. E a settembre l’Ue ha stanziato quasi 250 milioni di euro perché il Marocco limiti le partenze verso il Vecchio continente, anche con aiuti alla sussistenza e creando posti di lavoro” [qui le cifre con il salto.net differiscono un po’].
 
Al tirar delle somme il nostro governo appare ancora una volta peccare di dilettantismo. A noi l’immagine delle persone riprovevoli che rifiutano il soccorso in mare. A Spagna e Marocco il ruolo di cooperanti che fanno muro contro gli arrivi in terra, ma con la benedizione e le risorse di Bruxelles.
 
Figuracce umanitarie e fregature materiali, per i nostri governanti, si alternano. Mentre il dramma dei profughi rimane una costante.