NEL PAESE DEI MATTI. COUNSELING PNL O POLITICA

DI FABIO BALDASSARRI

Sappiamo tutti, più o meno, cosa siano la Psicologia e la Psichiatria e quali facoltà universitarie consentano, in Italia, il conseguimento del diploma di laurea e, dopo il processo formativo previsto per legge, come lo psicologo e lo psichiatra possano esercitare la professione. Molto meno sappiamo in cosa consista il Counseling e la Pnl. Cerco allora di spiegarlo in poche parole. Il Counseling nasce negli Stati Uniti, non possiede esatta traduzione in italiano ma corrisponde alla relazione d’aiuto che si instaura con tecniche e riferimenti variamente declinabili (es.: con approccio di tipo sociologico, psicologico o filosofico) sul setting. La Pnl, acronimo di Programmazione neuro-linguistica, è volta a predisporre sul setting iniziative terapeutiche che nascono dalla connessione fra processi neurologici e comunicativi di natura verbale e non verbale. Il setting è l’ambiente (lo studio) in cui si sviluppano questo tipo di rapporti sul piano professionale. Si può dire, in buona sostanza, che in entrambi i casi sul setting viene a riproporsi, con procedure più corrispondenti all’epoca in cui viviamo, l’antica arte della “maieutica” di matrice socratico-platonica diretta a promuovere, nel soggetto che ti trovi di fronte, risposte a interrogativi che rendano più comprensibile e vivibile l’esistenza.

Naturalmente il discorso è più ampio, articolato e complesso (come si dice…), ma credo che quanto sopra basti per spiegare come mai nel passato ho rivolto la mia attenzione al Counseling e alla Pnl senza, però, farne un’attività di tipo professionale. Lo avrei potuto, perché ho frequentato e portato a termine un corso triennale di Counseling presso la Spc di Firenze (Scuola di psicoterapia comparata riconosciuta dal Miur) e un workshop in Pnl presso la Yorker International University di New York, magari declinando in entrambi i casi le attività sopradette secondo la disciplina che mi è più congeniale per studi e interessi, ovvero dal punto di vista sociologico. Non è avvenuto perché, tornando all’antica arte della “maieutica”, ho ritenuto il rapporto sul setting troppo problematico per uno come me in quanto, a differenza di quando scrivo (e dunque posso correggere, cambiare, togliere o aggiungere), sul setting la comunicazione è diretta (verbale e non verbale) e può capitare di mandare a quel paese, non solo con la parole ma anche con uno sguardo o un gestaccio, colui che hai davanti provocando il venir meno dell’empatia che serve per restare proficuamente in relazione l’uno con l’altro. In politica, invece, la passione e una certa spontaneità possono persino risultare fonti di chiarezza, trasparenza pubblica e soddisfazione personale. E siccome per tanti anni della politica ho fatto il mio mestiere, mi sento di dire che studiando e verificando concretamente la pratica di quelle metodiche non ho buttato via niente. Specifico, anzi, che mi sono state utili per il confronto con gli altri considerato che sono democratico e di sinistra, ma lo sono  irriducibilmente, basandomi sulla teoria delle classi sociali e sulla storia (con evoluzioni e involuzioni che cerco di comprendere e ricordare).

Con l’occasione comunico che sta per terminare la fase dell’editing di “Baldassare Cossa papa e antipapa” (Robin edizioni, distribuzione Messaggerie Libri) dopodiché inizierà la correzione delle bozze. Questo volumetto potrebbe essere l’ultimo che pubblico per ragioni che hanno a che fare con l’età e ancor più con l’incombere, lo confesso, di una certa pigrizia. Utilizzerò il mese che segue per la correzione delle bozze onde rimettere all’editore il ‘visto si stampi’ in tempo utile per andare in libreria almeno un mese prima delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. E qualora vi domandiate perché ci siamo dati  tale scadenza io e l’editore, rispondo: “Leggete il libro quando e se lo avrete fra le mani, dall’inizio alla fine, senza trascurare le conclusioni e la postfazione che parla succintamente delle connessioni fra il Cossa, personaggio di un certo rilievo del Cinquecento europeo, e alcune vicende della mia famiglia (vicende vissute, in particolare, con la prima e seconda guerra mondiale) e capirete”. Naturalmente non dovete sentirvi in obbligo. Se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui sappiate, anzi, che potevate persino non leggere questa troppo lunga nota e non me ne sarei per niente avuto a male. Avrei potuto persino concludere: “Capisco!”.