REGIONALI ABRUZZO : CINQUE STELLE, CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA

DI MARIO PIAZZA

Per la prima volta dalle ultime elezioni politiche il ridimensionamento del M5S non è solo nei sondaggi dei suoi nemici veri o immaginari ma nelle schede elettorali delle regionali abruzzesi.
E non è un ridimensionamento, è un crollo.
Certo, potremmo pietosamente invocare il confronto con le regionali abruzzesi del 2014 e scopriremmo che il calo percentuale è soltanto di qualche punto, ma da allora ad oggi lo scenario politico è completamente mutato e sarebbe come prendersi in giro da soli.
A chi osserva da sinistra potrebbe persino sfuggire un sospiro di sollievo nonostante l’affermazione della destra, perchè la commistione di approssimazione e velleitarismo di cui il M5S ha dato prova è stata la vera rampa di lancio di un partito autenticamente neofascista come la Lega, e invece rimane in bocca un sapore amarognolo per ciò che sarebbe potuto essere e che invece non sarà mai.
Sarebbe stupido negare che alcuni impeti sociali ed etici del M5S contenevano valori positivi, ed è doloroso constatare come essi siano stati maciullati nella stolida rincorsa ad un potere e ad un consenso elettorale che al contrario si sono diluiti.
Salvini spadroneggia sui suoi alleati, sulle istituzioni, sul codice penale, sulle coscienze e sul buonsenso mentre il M5S si sbriciola tra le mani di Di Maio, inesorabilmente incapace di vedere un centimetro oltre il buco in Valsusa, oltre il castello di carte del Reddito di Cittadinanza, oltre le trombette di carnevale in cui a turno soffiano i suoi parlamentari.
Peccato, ora però tocca alla sinistra ricominciare tutto da capo.