TROVA LE DIFFERENZE

DI NELLO BALZANO

Che differenza passa tra i pastori sardi costretti a lottare contro l’umiliazione di vedere un litro di latte delle loro pecore pagato come una bottiglietta di acqua minerale, il bracciante scappato dalla miseria della sua terra e reso schiavo nelle nostre dai caporali, il rider che deve impegnare il suo tempo libero in attesa di una chiamata che gli permette di mettere in tasca l’equivalente di una colazione al bar, il commesso del centro commerciale ricattato per 3 euro all’ora, il laureato nel call center che si deve opporre alla concorrenza della ragazza in Albania, dove il datore di lavoro ha delocalizzato la sua attività, l’operaio che per tenersi stretto il suo posto mette a rischio la sua vita nella rincorsa dei tempi, le esigenze di risparmio dell’azienda, il mutuo da pagare, con il risultato di un incremento degli incidenti sul lavoro ad un livello mai visto? Nessuna.
Dietro queste vicende ci sono persone ognuna cresciuta con un sogno, un’ambizione, una tradizione da portare avanti, un voler mettere le proprie conoscenze, esperienze, anni di studio al servizio del suo irriconoscente Paese.
È più semplice dar loro un nemico debole da combattere, un’idea di società fatta di consumo ed immagini sterili, è più semplice creare strumenti di assistenza dove si pongono condizioni assurde: ti dò il reddito se ti pieghi alle mie condizioni, non per crescere, per darti le opportunità per esaltare le tue capacità, qualunque titolo di studio tu abbia o no.
Non funziona, non può funzionare perché interrompere le speranze e vietare i sogni rendono le persone schiave, ma nello stesso tempo individualisti nel difendere il poco che permette di non sentirsi inutile.
Se questa è la società che ostinatamente si vuole portare avanti, è chiaro che prima o poi gli ingranaggi forzatamente obbligati a svolgere un movimento inutile si fermano e il giocattolo si rompe. Si deve rompere perché è giusto così, perché non serve a niente e non porta a niente e voi che siete elementi di questo meccanismo non sentitevi inutili, piccoli, ininfluenti, perché siete tanti, molti di più di chi vi fa vedere un mondo sbagliato, c’è solo un modo per cambiare le cose: unirvi nella ribellione, non contro quelli come voi, ma verso chi vi opprime, cercando il più possibile di evitare le strumentalizzazioni di chi vuole tenere le cose come sono professando un inesistente cambiamento, ma soprattutto evitare la violenza.
Non è un’idea nuova è la storia che lo insegna.