VALENTINA PITZALIS NON HA IL FISICO DA VITTIMA

DI MARUSKA ALBERTAZZI

È di questi giorni la notizia che Valentina Pitzalis, la donna a cui otto anni fa l’ex marito diede fuoco dopo averla attirata a casa sua con l’inganno, potrebbe essere a sua volta processata per omicidio volontario. Non so quanti di voi abbiano seguito il caso, ma ne fa una ricostruzione sintetica e molto puntuale Selvaggia Lucarelli sulla sua pagina, ed esiste un’inchiesta particolareggiata di “nera e dintorni”. In pratica, la madre e la famiglia tutta dell’ex marito di Valentina – incredibilmente sostenuti da migliaia di commentatori virtuali – sostengono che sia stata lei in realtà a tendere un agguato al ragazzo (non si capisce come, visto che ci sono messaggi in cui lui la prega di andare a casa sua e lei dapprima rifiuta e poi tentenna) per poi soffocarlo in due minuti (una ragazza che non arriva ai 50 chili) e dare fuoco alla casa per confondere le acque. Questo rimanendo poi gravemente sfigurata e perdendo anche una mano nell’incendio. L’idea che si vuole far passare è che Valentina è una persona instabile, dark e potenzialmente psicopatica (perché solo una psicopatica potrebbe riuscire ad architettare una follia simile) adducendo come indizi il suo diario, i suoi tatuaggi, il fatto che non si commuova spesso. Come a dire, per essere una vera vittima, devi avere il fisico. Devi essere bionda e fragile, devi essere iscritta a filologia romanza, devi piangere spesso, amare il rosa e magari avere un cagnolino. Se no, è evidente che non sei tu la vittima. Per suffragare questa ipotesi bislacca, sono state tirate fuori perizie inverosimili che vi invito a leggere. Follia pura. Ora, nell’attesa che la procura di Cagliari archivi il tutto stendendo un velo pietoso sull’intera vicenda, vi invito a fare un’unica cosa. Scrivete alla pagina di Valentina, fatele sentire che ci siete. Soprattutto voi, amiche. Perché Valentina, in questa storia, è vittima due volte. La prima, a causa di un pazzo che le ha dato fuoco, la seconda, a causa di una mentalità arcaica e “magica” che ai fatti preferisce le profezie, le divinazioni e le suggestioni. Perché la storia di Valentina assomiglia a quella delle ragazze stuprate “perché sono ragazze facili”, assomiglia a quelle in cui l’assassino è colpevole perché “hai visto che sguardo di ghiaccio”? La storia di Valentina ci riguarda tutte, soprattutto quelle meno omologate, meno “aggraziate”, quelle con più cicatrici, con gusti musicali opinabili e magari un carattere del cazzo. E quando questa storia sarà finita, uniamoci tutti e aiutiamo Valentina a comprarsi una protesi per la mano che ha perso in quell’agguato che le ha rubato una faccia, una vita, un futuro.