BANKITALIA. L’ORO DEI SUOI FORZIERI HA LA COMBINAZIONE DIFFICILE

DI VIRGINIA MURRU

Difficilmente il Governo potrà salvare le sue finanze ricorrendo alle riserve auree, non che il  loro utilizzo sia  ‘blindato’ da impedimenti sanciti da norme che rendono impossibile trovare la combinazione per spalancare le porte del ‘tesoro’ nascosto nei sotterranei di Palazzo Koch. Certo i vincoli ci sono, ma non così difficili da sbloccare, qualora s’intervenisse con leggi opportune.

Del resto è già accaduto nel novecento, esattamente nel ’74, allorché il Governo si trovò nella condizione di dovere chiedere un prestito alla Germania, la quale lo concesse, ma dietro la garanzia di un valore equivalente in oro.

Si era trattato di due miliardi di dollari, e Bankitalia, all’epoca, impegnò il valore equivalente in lingotti, fino alla restituzione del prestito ottenuto dai tedeschi della Bundesbank. In quella circostanza si impegnò un quinto delle riserve auree.

Dunque la proposta del Governo non è così bislacca come potrebbe sembrare, il problema è che siamo nel terzo millennio, gli equilibri sono cambiati, le frontiere sono sempre più trasparenti sul piano globale, e le condizioni congiunturali del Paese suscitano ormai perplessità ovunque.

In spiccioli sarebbe come mangiare la  marmellata nascosta in un angolo improbabile della credenza di casa, nessuno lo vieterebbe, ma si lascerebbe il segno.

Niente marmellata allora, in primis perché lascerebbe trasparire lo stato ‘estremo’ di necessità, come ammettere d’essere disperati o dichiarare ‘bancarotta’. I mercati, che si sa, hanno il fiuto dei levrieri, ci ringhierebbero contro. Lo stanno già facendo da un intero anno, e quest’ultima trovata non passerebbe inosservata.

Siamo bersagli sensibili, osservati a vista, non stiamo più lasciando tra il Pil che annaspa e il mondo che ci fa i conti in tasca, neppure una distanza di sicurezza. Beh, insomma i caveaux della Banca d’italia sono una ricchezza disponibile ma paradossalmente intoccabile, se si vogliono evitare  guai peggiori sulle conseguenze di questa scelta.

Le riserve d’oro sono state definite da Keynes “un relitto barbarico”, più o meno reperti del passato,

Le riserve  certo esistono quale garanzia di rifugio per le intemperie che possono abbattersi sull’economia di un Paese. Si può ricorrere a questa strategia estrema per riportare almeno in minima parte in sicurezza i conti dello Stato. Si potrebbe decidere di venderne una parte, ma già l’iniziativa ci renderebbe, come si è accennato, ancora più vulnerabili ed esposti a tutti i venti.

Inoltre, per logica di mercato, il prezzo dell’oro potrebbe calare drasticamente, e neppure attraverso diversi interventi con quantità modeste, ci si potrebbe schermire: resta sempre il fatto che se lo Stato italiano è ricorso a questo tentativo, come ultima ratio, significa che non si hanno più difese, che le politiche di Bilancio sono state fissate con la complicità dei mulini a vento.

Insomma, c’è una dignità da difendere, siamo ancora la seconda potenza industriale in Europa, dopo la Germania. Non è una procedura immune da conseguenze, e bisognerebbe pensarci non una volta, ma almeno mille. Non che esistano problemi di “carenza” nei caveaux della Banca Centrale, siamo il terzo Paese al mondo con la maggiore consistenza di riserve auree, dopo gli Usa e la Germania. Il quarto se si considera il Fondo Monetario Internazionale.

Non è uno scherzo, ma, ironia della sorte, l’oro resta nei sotterranei di Palazzo Koch come un parafulmine, una garanzia davvero estrema, che dovremmo augurarci di non intaccare

E’ stato un esponente della Lega, Claudio Borghi, a lanciare il sasso nello stagno, il vicepremier Matteo Salvini ha poi rilanciato l’idea con maggiore insistenza. I leghisti, dato che non è così semplice attingere a queste risorse, hanno chiesto norme ad hoc per bypassare gli ostacoli ed arrivare con la combinazione in mano sulle porte blindate delle riserve. Ma i primi a sollevare perplessità sono proprio i dirigenti della Banca Centrale. Salvatore Rossi, direttore di Bankitalia, osserva che l’oro delle riserve è un asset atipico, e un “mercato ristretto”. Lo esprime chiaramente nel libro che ha pubblicato di recente, titolato non a caso “Oro”.

Non è un mistero che il Governo (anche il M5S, pur di non perdere il consenso del ‘suo’ popolo, concorderebbe con Salvini) voglia ricorrere a queste inedite misure per risolvere la questione legata al disinnesco delle clausole di salvaguardia dell’Iva. Certo non è una stangata di poco conto quella che attende il governo al riguardo: sono in ballo 23 miliardi di euro, necessari per evitare che l’Iva il prossimo anno faccia un balzo fino al 25,2%.

Il processo, qualora si rendessero accessibili queste risorse, è reso più difficile a causa del clima di tensione tra Palazzo Chigi e Palazzo Koch. I due vicepremier concordano con l’obiettivo di “azzerare” sia Consob che Bankitalia. Non un cambio di guardia ai vertici: il ministro dell’Interno Salvini lo ha proprio precisato, ma un azzeramento totale delle due istituzioni. A Bankitalia peraltro è stata da sempre riconosciuta piena autonomia nella gestione, ma l’alibi è stato trovato per metterne in discussione il ruolo: non ha vigilato sulle banche in difficoltà, nella fattispecie le Banche Venete, e ora dovrebbe pagarne le conseguenze.

Siamo sempre sul fronte d’iniziative governative originali, e con tutto il clima di autoritarismo, e  le recenti prese di posizione dell’esecutivo, in particolare quelle riconducibili al Ministero degli Interni, farsi venire in mente il termine ‘epurazione’, non è una deriva di pensiero. Intendiamoci: è esistito un organo che faceva capo ad una ‘Commissione di Epurazione’, istituito subito dopo la fine della seconda guerra, ma c’erano le ragioni. Ora, dopo Inps e Inail, e tante altre persone scomode, nel bersaglio c’è la Banca d’Italia.

Del resto si attendono con ansia le elezioni europee, perché si faccia piazza pulita di tutti quegli esponenti delle istituzioni che hanno avuto il torto di ribattere agli insulti del Governo italiano, e soprattutto di chiedere coerenza con le norme e i parametri stabiliti dai Trattati, firmati anche da Roma. E poi hanno ridotto le previsioni sul Pil italiano allo 0,2%..

Ormai il repertorio dell’intolleranza verso coloro che osano opporsi al programma politico dell’esecutivo sono veramente tanti, e si tratta di personaggi e Istituzioni importantissime a livello nazionale e internazionale.

Ma torniamo a Bankitalia, dato che le polemiche sulle dichiarazioni dei due vicepremier sono in pieno fermento, e le voci contrarie sono davvero molte, e tutte autorevoli. Come si è visto dall’Ue, che ha chiesto il rispetto dell’autonomia della Banca Centrale. Per Pierre Moscovici, Commissario agli Affari Economici, il rispetto della sua autonomia fa parte degli equilibri in ambito Eurozona.

Le riserve auree del nostro Paese, come degli altri 18 Paesi membri dell’area euro, sono vincolate dall’Art. 31 dell’Eurosistema, dunque non si possono toccare per non metterne a rischio la stabilità. Ma c’è anche un altro vincolo, quello relativo al divieto di finanziamento monetario, sancito dall’Art. 123 del Trattato dell’Unione. Queste riserve sono la roccaforte di difesa nel caso in cui s’incorresse in un frangente di crisi valutaria e rischio sovrano, preservano non solo il sistema finanziario dei 19 paesi della zona euro, ma la stessa moneta unica.

Le ultimissime dichiarazioni del vicepremier Salvini, hanno lievemente fatto rientrare le recenti tensioni, ora sostiene che le scelte in  merito siano di competenza del premier Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Ma sia chiaro – aggiunge Salvini – che l’oro è degli italiani, non di altri”.