DOPO IL CROLLO IN ABRUZZO, PER IL M5S CAMBIARE O MORIRE

DI LUCIO GIORDANO

 

Adesso si dovrebbe fare l’analisi della sconfitta. Ma almeno fino a questa mattina, le bocche dei vertici 5 stelle erano praticamente cucite. Il solo Toninelli ha espresso rammarico per il risultato abruzzese, Di MAio sul Corriere dellaSera si è aggrappato all’astensionismo al 5o per cento, che ha penalizzato il movimento. La parola d’ordine insomma è minimizzare.

E’ il segnale che la scoppola, seppur in una piccola, piccolissima regione, si è fatta sentire. E comunque, c’è poco da analizzare. E’ tutto maledettamente chiaro. La toppa regina dei 5 stelle è quella di  essersi alleati con la Lega nord per l’indipendenza della Padania. Indubbiamente sarebbe stato meglio restare all’opposizione, in considerazione anche del fatto che nell’attuale, pessima legge elettorale, l’alleanza della destra radicale, reazionaria, sovranista, aveva vinto ed era giusto governasse.

Il Movimento, invece,  ha deciso di impuntarsi  per andare a Palazzo Chigi e firmare un contratto di governo con un partito di estrema destra razzista, xenofobo, che da anni mina le fondamenta della  serena convivenza civile degli italiani, con una campagna d’odio non solo contro i migranti ma contro i poveri e, in un recente passato che torna prepotentemente d’attualità, contro i meridionali. In un’epoca in cui la destra e la sinistra sono quindi entità concrete, attualissime, schierarsi da una parte o dall’altra è indispensabile, perchè è evidente che alla favola che non esista la destra e  non esiste la sinistra, non crede ormai più nessuno.

A meno che non si siano fatti accordi sottobanco, magari  già tre o quattro anni fa, firmare un contratto di governo con un partito che rappresenta in maniera eloquente gli interessi dei poteri forti, che è il più vecchio partito dell’arco costituzionale,   e che  ha governato per più di dieci anni con Berlusconi è stato dunque un errore madornale oltre che una presa in giro nei confronti dei suoi elettori che tutto si sarebbero aspettati tranne che allearsi con la Lega nord per l’Indipendenza della Padania.

Su queste pagine, per mesi a mesi, avevamo avvertito del pericolo a cui sarebbero andati incontro i grillini facendo questa sciagurata scelta. Fiato al vento. Perchè è indubbio   che il governo giallo verde, meglio  sarebbe dire giallo nero, è immobile sull’economia, litigioso per partito preso e immerso in una congiuntura che porta dritti dritti alla recessione. Un disastro. Ma non è tanto,  o almeno non ancora, sui soldi, sulla ripresa che non c’è o con il lavorosparito,  che la base a 5 stelle ha punito il proprio partito. La punizione è arrivata esclusivamente per il fatto di  essersi snaturato. Radicalmente. Andare all’estrema  destra in un campo affollatissimo, andare dietro a Salvini sui migranti, balbettare scelte politiche smentite  un secondo dopo, ha portato gli elettori a  5 stelle alla rassegnazione. Cadono le braccia, in effetti,  a vedere un movimento che doveva rappresentare la protesta, il cambiamento, l’onestà, lottare  per l’ ambiente, un’economia sostenibile, econtro la precarietà,  finire sulla stessa linea della restaurazione e della reazione imposta dalla Lega nord per l’indipendenza della Padania.

A tutti, del resto,  questo è sembrato sin da subito il governo di Salvini. Alla lunga il capitan findus pagherà amaro quello che è l’immaginario collettivo del governo. Anche il fatto che il   vero premier sia considerato il segretario leghista. Ma lui, con una propaganda martellante, basata sul nulla, con un solo argomento  mediaticamente vincente, quello dei migranti, è passato all’incasso, mangiandosi  i 5 stelle. Per carità: c’è un’altra tesi, che potrebbe esser sposata ma  non farebbe bene ai 5 stelle e sarebbe meglio per loro non venisse nemmeno presa in considerazione.  E cioè che in fondo Lega e 5 stelle siano due facce della stessa medaglia, due partiti con la stessa ideologia .

Se così fosse, però, qualcuno si alzi e risponda con decisione:  per quale motivo un estremista di destra, un sovranista, uno che ha interessi  esclusivi nel nord Italia, dovrebbe votare i grillini e non il carroccio? Del resto lo hanno capito anche quelli di Casapound : in nome del voto utile si sono fatti prosciugare dai leghisti. E allora va da sè che riposta in cantina la logica della fine degli ideali, gli elettori di destra, in passato delusi da Berlusconi e  disgustati  della  corruzione dei vertici della Lega di qualche anno fa. siano tornati a casa, a votare carroccio.

E così, chi votava a sinistra e ha sposato per una breve stagione i 5 stelle, disarmato ha fatto il gesto dell’ombrello dopo aver assistito, nell’ordine, ad un penalizzante  contratto di governo con Salvini, all’atteggiamento cinico nei confronti dei migranti, all’approvazione della legge sulla sicurezza voluto dalla lega, all’aver ceduto sul tap, sull’Ilva, sulle trivelle, domani magari anche sulla tav. In pratica su quasi tutti  i cavalli di battaglia del movimento . Finanche sulle autonomie regionali, provvedimento pericolosissimo e  che rappresenta una secessione mascherata del ricco nord a tutto danno del sud italia,  il serbatoio di voti a 5 stelle, i grillini hanno dato assicurazioni preoccupanti a Giorgetti per la firma prevista nelle prossime settimane.

Una caporetto su tutta la linea, quindi. E allo scaltro Salvini non è sembrato vero sbranare morbidamente  e senza impiegare energie,  la sua arrendevole preda, come il leone fa con una gazzella. Che poi il segretario della Lega sia un leone di carta, è un altro discorso. E’ indubbio però che sia  politicamente bravissimo a nascondere una recessione che si preannuncia devastante, a far vedere di aver risolto il problema migranti senza in effetti averlo risolto affatto. Ma anche qui i 5 stelle non sono stati capaci nemmeno di fornire una narrazione differente,  preferendo accodarsi sempre e supinamente sulle posizioni della Lega.

Ecco: questi sono i motivi  del terremoto che ha travolto il M5s. Non ce ne sono altri. Un crollo prevedibilissimo, annunciato. Solo la narrazione distorta  da parte di Di Maio, Bonafede, Di Battista ha evitato prima di arrivare al disastro,  di affrontare la realtà,  di correre ai ripari. A rischio , a questo punto, è addirittura  la sopravvivenza stessa dei 5 stelle. Pensateci: un movimento sdraiato ai piedi della Lega non serve a nessuno. Non certo agli italiani che tra la copia e l’originale non hanno esitazioni a votare l’originale. E non serve nemmeno ai grillini che in questo modo hanno evidentemente smarrito gli ideali che un anno fa  li avevano portati al governo. Una mutazione genetica in piena regola che ha mortificato chi nel movimento ci ha  creduto per davvero. Il rischio, allora,  se non si corre urgentemente ai ripari è non solo la scissione, che a questo punto sarebbe il minore dei mali, ma addirittura lo sfaldamento di un partito che in questi anni ha avuto il suo perchè, avendo ridato la speranza ai tanti elettori delusi dalla politica, avendo riacceso quel desiderio insopprimibile di giustizia sociale.

Tutto finito? No. Almeno non ancora. E’ chiaro che Di Maio e soci non possono cedere altre fette della propria identità. Ad esempio, bloccare l’accordo sull’autonomia regionale,  votare si all’autorizzazione a procedere su salvini per il sequestro di persone della Nave Diciotti ricompatterebbe la base, e l’aiuterebbe a ritrovare l’orgoglio perduto. E pazienza se con toni ricattatori la Lega nord per l’indipendenza della PAdania,   da una parte minaccia la crisi, dall’altra blandisce per l’interesse Diciotti, il proprio partner politico. Al punto in cui siamo, a Via Bellerio vincerebbero ugualmente. Ed è vero: Berlusconi, movimento, nuove elezioni, a Salvini in questo preciso momento,  va bene tutto. Dopo si vedrà, ma in una politica che brucia leader nel giro di due- tre anni, il futuro è adesso.  Ma cedendo sulle autonomie regionali e coprendo l’attuale ministro dell’interno, evitandogli insomma un molto probabile processo dagli esiti incerti, i 5 stelle perderebbero su tutta la linea: voti, faccia, dna.

Solo tornando al movimento degli esordi, rispolverando quegli ideali , si spera sinceri, che li avevano portati ad ottenere  il trentatre per cento il quattro marzo scorso,  posizionandosi già alle europee a sinistra, come alle origini, esposando i temi a loro cari dieci anni fa , i grillini potrebbero raddrizzare la barca che sta  affondando inesorabilmente. Se non lo facessero, tempo tre mesi verrebbero fagocitati del tutto  e sul movimento di Grillo scorrerebbero i titoli di coda. A di Maio e Di Battista conviene salvare la poltrona, perdendo però  l’onore e la soddisfazione di tornare a testa alta padroni del proprio destino? Che trovino il coraggio, allora: meglio perdere il governo e rimettersi in gioco alle prossime politiche che esser ricordati in un prossimo futuro come il partito che anche  fosse solo per un lungo anno regalò l’Italia a Salvini, leader della Lega nord per l’indipendenza della PAdania.