ABRUZZO: IL VINCITORE HA PERSO

Man mano che arrivavano i risultati elettorali, si delineava, a tinte sempre più forti, la vittoria di chi stava mietendo uno strepitoso successo.

La lega è così diventata il primo partito in Abruzzo, raddoppiando i suffragi, e il movimento grillino, invece, li ha dimezzati collocandosi a un misero terzo posto.

Quanto desiderato o temuto da altri, si era avverato.

Subito dopo la sbornia della vittoria è, però,  subentrata in alcuni la paura. Prima di tutti l’ansia si è registrata nella lega che essendo un partito di lungo corso, ben conosce  le regole della politica.

Regole dure e ferree che non ammettono eccezioni. In politica il troppo storpia.

La lega ha subito intuito che la reazione sarebbe arrivata  e non sarebbe stata facile cavalcarla  e domarla.

Si ora le parole andavano dette ma con il pieno convincimento che sarebbero servite a poco. Andavano dette ma con la piena consapevolezza della loro estrema inutilità.

Dire che nulla sarebbe cambiato o che il governo poteva stare sereno  in quanto il neonato dato politico, essendo  riferibile solo all’Abruzzo, non avrebbe provocato scossoni o capovolgimenti nella compagine governativa, era un necessario atto dovuto  ma non eliminava la paura.

Per rasserenare l’animo dei grillini e convincerli che ancora una volta avrebbero trovato la quadra, non sarebbe servito a nulla neanche prendere ufficialmente  le distanze dagli alleati storici del centro destra..

La politica ha le sue regole e ora la lega dovrà fare i conti con lo “tsunami “ che la sua agognata vittoria in Abruzzo ha creato nel variegato universo penta stellato ma peggio ancora in casa propria.

Volente o nolente è con questa realtà che è chiamata a fare i conti e, come con i debiti di gioco, debbono essere pagati entro ventiquattro ore.

Non averlo capito prima non depone a favore di un vero politico ma questa è un’analisi che qui non ci interessa fare.

Ci interessa solo evidenziare che questo è il quadro che l’Abruzzo ha dipinto per loro e le tinte sono fosche.

In Sicilia l’opera dei pupi ha sempre affascinato grandi e piccoli e il segreto del successo che nei secoli ha avuto questa forma teatrale è legata all’inconscia  immedesimazione  dello spettatore con gli attori  che, pur essendo solo dei semplici manichini, si animavano per esclusiva volontà di chi tirava i fili a cui erano inesorabilmente e intimamente appesi.

Lo spettatore, però,  a volte si sentiva pupo e a volte si immedesimava  nel puparo che tirava i fili, una vera magia.

 I pupari veramente bravi diventavano leggendari e venivano subiti in silenzio dai meno bravi, come avviene in un branco.

Ora, dopo il risultato elettorale abruzzese, non è più così per i due sottoscrittori del contratto di governo e non si potrà più subire in silenzio.

Saranno obbligati a ricoprire i due ruoli in contemporanea, saranno pupi e pupari di loro stessi e ancora peggio per vincere  si dovranno alternare  nei ruoli tra di loro. Per la prima volta dovranno confrontarsi veramente e vincerà il migliore, se ci sarà.

Da questo momento in poi non è ipotizzabile lo scenario che si delinea per il Paese e in cui loro saranno obbligati a operare.

Uno tra tutti, forse lo scenario più azzardato, è quello in cui  i grillini dovranno arroccarsi prontamente per non scomparire politicamente.

L’unico porto sicuro per loro è il “Caso Diciotti”.

 Il TAV poi rappresenterà il bilanciamento per la pesante sconfitta e per non fare dissolvere il movimento in un solo istante.

Sanno benissimo che se il porto non sarà aperto dalla lega la nave affonderà.

Non vogliono naufragare e se prima avevano qualche incertezza per il voto da esprimere, ora non più.

Tra l’altro a proprio favore hanno la continuità storica con quanto hanno  sempre rispettato ed il fatto indiscutibile che si sono  già assunti ufficialmente la corresponsabilità su quanto è avvenuto.

Saranno pronti certamente a votare si anche contro se stessi se sarà necessario ma “tertium non datur”.

Il Tav, diranno, non si può fare per motivazioni oggettive, basta leggere l’analisi pubblicata prontamente sui costi – benefici dell’opera.

Se la lega vorrà far saltare il governo se ne dovrà assumere la responsabilità piena.

I grillini si ammanteranno del loro rigore morale e dimostreranno  di essere pronti all’estremo sacrificio pur di evitare di non fare pagare ai cittadini delle spese inutili … e altro ancora.

Vi ricordate di quante volte hanno dichiarato, senza mantenerlo, che non sarebbero arretrati neanche di un centimetro? Bene, ora saranno costretti a farlo!

L’ipotesi è veramente azzardata ma forse non tanto.

La lega, intanto, ha appena finito di brindare per festeggiare la sua strepitosa vittoria mentre un leghista di primo piano, un tipo sornione  e amante della real politik, mette su un disco.

Si siede, accende una sigaretta e ascolta sereno un vecchio successo, quello dei THE ROKES, intitolato  BISOGNA SAPER PERDERE, non sempre si può vincere …

Molti giovani leghisti non conoscono il brano e non sanno che furoreggiava nel 1967, anno in cui  montava nel mondo quella contestazione studentesca che avrebbe portato a un vero grande CAMBIAMENTO negli equilibri socio-politici mondiali. 

Si forse in molti non conoscono la canzone ma forse, pensa, in molti non hanno mai sentito parlare neanche del Sessantotto.

Si, al punto in cui siamo ogni scenario è possibile mentre il Paese aspetta di essere governato, ma questa è un’altra storia.