ALLARME ASTENSIONE

DI CLAUDIA BALDINI

 

Sono tante le motivazioni di chi non vota o occasionalmente o quasi sempre sceglie il partito del non voto. Che è da qualche tempo il maggior partito italiano.

Vorrei fare un piccolo catalogo da sinistra degli astensionisti.

Il primo lo chiamerei ASTENUTO DELUSO IN GENERALE DALLA SINISTRA. Questo mi pare un caso semplice da decifrare: se uno è di sinistra da tutta la vita, e la sinistra non esiste più, che cosa vota a fare? Per votare la cosa meno di destra?
Osservazione legittima, ma crolla una certezza storica.
Prende forma il sospetto che il mondo abbia preso una piega irreparabile se la sinistra assomiglia alla destra, e se le istanze che una volta erano patrimonio della sinistra sono ora strillate dalla destra peggiore (strillate non significa adottate), ecco una grande confusione in cui tutti urlano che non esiste più né destra nè sinistra. Ma allora vale sia Tutto che il suo contrario? L’Astenuto Deluso dalla Sinistra In Generale, è spaesato, non è di ottimo umore il giorno delle elezioni. Stare a casa è meglio

Non va molto meglio neppure l’umore dell’ASTENUTO INCAZZATO IN GENERE (detto “di protesta”).
Nel tempo, ha raggiunto un livello di sfiducia e insofferenza nei confronti del sistema politico, tale che non credo possano esserci possibilità di recupero per lui.
A caratterizzarlo rispetto agli altri tipi è il risentimento che cova: non tristezza e rassegnazione, ma una tremenda indignazione.
L’Astenuto Incazzato ha poche certezze, ma solide: i partiti fanno schifo, i politici sono tutti corrotti, votare non serve a niente perché fanno solo i loro interessi e non quelli del popolo. La democrazia è solo apparente, una messinscena per allocchi. La politica è un imbroglio e sporca chiunque le si avvicini. Questo tipo di astenuto è spesso convinto che il proprio non-voto sia interpretato come delegittimazione dell’intera classe politica, la casta, e confida nel fatto che qualcuno prima o poi si interroghi sul perché non vota e si riserva comunque l’inalienabile diritto di lamentarsi di quanto tutto, ma proprio tutto, in questo Paese, faccia cagare.

Poi c’è quello che io chiamo ASTENUTO BIPOLARISTA, che non trova nessun partito in cui riconoscersi, è una vittima del bipolarismo. Votava quando era facile tra rossi e neri oppure tra Berlusconi e Chiunque contro di lui. E questo è irrecuperabile, a meno chè non emigri in America tra Democratici e Repubblicani. In passato aveva creduto a Veltroni.

Ho conosciuto anche l’ASTENUTO FILOSOFO che preferisce esercitare il suo non-voto, ammettendo di non capire una mazza di politica/economia/finanza/ecc.. e perciò, con sconfinata saggezza e filosofica umiltà, si astiene.

Quello più tenero è l’ASTENUTO IDEOLOGICO.
Raffinato, in pace con se stesso perché vive la sua scelta come un nuova forma di consapevolezza. Spesso si tratta di un soggetto perfettamente conscio di quanto poco appassionante sia diventata la narrazione politica da quando è migrata nei salotti tv, abbandonando le piazze e la sua base popolare, rinunciando a quel ruolo di collante sociale e territoriale che aveva avuto, rinnegando qualunque ideologia e persino qualunque idea. Lo vedo come soggetto molto attivo nella sua comunità, ma non in chiave politica. Potrebbe essere un intellettuale, ben istruito, con un buon lavoro.

Ed ora vengo alla razza più delicata e difficile : l’ASTENUTO NATIVO DIGITALE. Il mio grande cruccio.
Frequentava l’asilo mentre crollava il Muro di Berlino e le scuole elementari mentre crollava la Prima Repubblica.
Un paio d’anni dopo, il Signor Italia 1, quello che gli faceva vedere tanti bei telefilm americani, scendeva in campo, quello politico, non quello calcistico con Paolo Maldini, per gettare ahimè, le fondamenta della Seconda Repubblica. Che non aveva nulla di meglio della prima affossata da Tangentopoli.
Nel frattempo cresceva la Lega Nord, che abbaiava contro i terroni; qualcuno ripuliva vecchi fascismi per riproporli in salsa contemporanea.
E la sinistra? Beh la sinistra appariva più affascinante che mai: un macro-organismo frammentato e onnivoro, goffo, lento, scoordinato, antico, nel quale coesistevano identità politiche eccezionalmente diverse.
Un mosaico dadaista di comunismo e cattolicesimo, ambientalismo e per buona misura pure un Rocco Buttiglione d’annata. Dalle querce agli Ulivi finendo per raccogliere margherite per tentare la fortuna.
Per l’Astenuto Nativo Digitale, la politica, nel senso in cui l’hanno conosciuta le generazioni precedenti, dalla Liberazione in poi, non è mai esistita e con essa non sono mai esistiti la piazza, il partito, il confronto e neppure lo scontro, utile se civile a maturare un pensiero critico..
L’Astenuto Nativo Digitale, è cresciuto davanti a degli schermi, in solitudine, nel crollo di tutti i cardini della vecchia politica, ha conosciuto gli slogan, le T-shirt, gli hashtag, la politica come prodotto, non come pensiero o come trama di valori capace di orientare le scelte personali, un mestiere per mestieranti, dove si può guadagnare bene. Non è mai esistito un antagonista reale al quale opporsi, né una vera identità da rivendicare.
L’Astenuto Nativo Digitale è cresciuto senza l’idea di dover sovvertire un sistema, e perché mai? Non era povero e i suoi genitori erano suoi “amici”, raccogliendo le delusioni e le illusioni di chi l’aveva preceduto, ma senza restituire una risposta organica e compatta, poiché figlio della società più liquida di ogni tempo. Oggi l’Astenuto Nativo Digitale milita stabilmente nei nuclei disarmati del Partito dell’Astensione.

Mah. E’ finita la democrazia o si tratta di fenomeni appartenenti ai sistemi evoluti?. Nel dubbio, ricordiamo che la vittoria di Trump e la Brexit hanno goduto per l’astensionismo, specificatamente giovanile. E questo, forse, può farci riflettere su quanto sarebbe importante trovare un nuovo lessico politico, capace di coinvolgere questo folto gruppo di elettori persi, decisamente inattivi. Ma che a differenza di quelli adulti di prima costituiranno il futuro …

Ma come coinvolgerli? Se gli stessi ASTENUTI ADULTI crescono?