BURATTINO, PERÒ, È MOLTO MENO DI KAPÒ

DI SERGIO SERGI

 

Si può persino capire la protesta dell’avvocato del popolo, Conte, per l’appellativo di “burattino” che lo ha investito nell’aula del parlamento europeo da parte del deputato e capogruppo liberale Verhofstadt. Ma sempre meno per gravità – detto per inciso – di quel “kapò” lanciato da uno dei suoi predecessori (Berlusconi) all’indirizzo del tedesco Martin Schulz. Del resto, in un parlamento, gli scambi anche forti sono spesso all’ordine del giorno e, talvolta, ci si mena pure. In difesa di Conte è sceso uno dei “burattinai”, il vicepresidente e “Capitano” della Lega, Salvini. Il suo partito, che nel 2003 era al governo con Berlusconi, non disse però nulla, a suo tempo, per riprovare le gesta del Cavaliere ed oggi egli stesso ha reagito rivolgendo a Verhofstadt l’appellativo di “burocrate”. Ma Verhofstadt è un parlamentare eletto dal popolo non un “burocrate”. Salvini dovrebbe saperlo visto che è stato sino a poco tempo fa parlamentare (spesso assenteista) in quell’aula. “Fate gli scatoloni”, gli ha suggerito il ministro felpato. Ma Verhofstadt si prepara alle elezioni e presumibilmente sarà rieletto nel suo Paese.
P.S.: fu un leghista, Luca Orsenigo, a far roteare un cappio nell’aula di Montecitorio.