CARO SUD, DI NUOVO SVENDUTO. SCOPRI ORA CHE LA SECESSIONE È SERVITA

DI MARINA NERI

Caro Sud ti sta bene. Non impari mai, sempre lì a dare una seconda, terza, infinita possibilità.

Dillo! Hai una vocazione alla sodomizzazione e non basta la Storia a bussare ogni volta alla tua porta e a ricordarti che se a salvarti non ci pensi tu, sarai solo ingannato, depredato, umiliato cento, mille volte.

E non star lì a ricordare che sei stato Magna Grecia, che la tua fucina ha sfornato geni, artisti, santi, eroi. Non crogiolarti dentro un passato che fa male più a te che agli ignari o volutamente ciechi stranieri.

Vittima? Sicuro e al contempo carnefice, colpevole di passiva fiducia e di rassegnata acquiescenza ai gracidii di omuncoli con la velleità di essere guide.

Non parlaredi regni borbonici, non star lì ad annoiare con nostalgiche chimere di ricchezze sepolte, di Garibaldi e della sfortuna del tuo popolo con le valigie di cartone.

Hai perso questa opportunità, quando un anno fa votasti un simbolo che, come il lupo per sopravvivere, aveva perso il pelo, ma non il vizio.

“Nord” aveva eliminato dal suo logo un partito che si chiamava e si chiama Lega. E il nome avrebbe già dovuto indurti alla riflessione. Il passato pesa sempre sulle biografie individuali come su quelle collettive. Chi nasce tondo, infatti, non può morire quadrato.

La natura di un uomo come la fisionomia di un partito, quali che siano le congiunture del momento, quali che siano le dichiarazioni del momento di questo o di quel leader, i tatticismi propri della politica che accompagnano le negoziazioni volte a stringere patti politici, non mutano, non possono cambiare pelle e fare un agnello di un lupo.

Un lupo, che non dimenticare, caro Sud, ha governato per venti lunghi anni e che ha perpetuato il suo potere stringendo alleanze sempre a tuo sfavore, additandoti come l’untore fino a che non ha trovato qualcuno peggiore di te.

Sì, indubbiamente hai la vocazione al martirio e l’hanno scelta gli altri per te. E non solo questi con la casacca verde che mentre riempivano le ampolle di acqua di Po ti affamavano, ma anche quelli con altre divise che nel 2001, con una imponente riforma costituzionale gettarono le premesse per l’abominio odierno.

Correva l’anno 2000, mancavano pochi mesi al voto: il centrosinistra si lanciò nella riforma del Titolo V della Costituzione che, successivamente, finì per giudicare “scellerata”. Giuliano Amato mise la firma sul rinnovamento della Costituzione. Accadde così che la maggioranza di centrosinistra, anziché proporre una soluzione alternativa alla questione sollevata dal Senatùr, per opportunismo elettorale, finì sciaguratamente per inseguirla, partorendo un pastrocchio che raggiunse esattamente gli scopi opposti rispetto a quelli per cui era stata creata: non semplificò i rapporti tra Stato e Regioni, anzi li rese assai più complessi.

Con un referendum confermativo in cui non occorreva un quorum particolare di elettori, ma solo la maggioranza dei votanti, fu aggiunto all’art. 116 della Costituzione il comma 3 che prevede “ ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia anche per le regioni a statuto ordinario.
Il legislatore dell’epoca, ma l’inettitudine appartiene al costume legiferante degli ultimi decenni, non si curò di predisporre una legge di attuazione del comma 3, per chiarire metodologie, modus operandi per l’attivazione di quello che poi, di fatto, diventerà il “federalismo differenziato” i suoi tempi di realizzazione, la verifica dei risultati.

La riforma del 2001, fatta approvare dal centro sinistra, aveva dato l’avvio alla danza macabra cui si assisterà a breve.

Un regionalismo semi –federale, che la storia attuale porterà a divenire regionalismo differenziato.
In parole semplici, caro Sud, l’autonomia aggiuntiva di cui al terzo comma può essere approvata con una legge “ rinforzata”.

Le leggi rinforzate sono tali perché è reso più complesso l’iter per la loro formazione rispetto all’ordinario. E’ richiesta, poi, la maggioranza assoluta al momento del voto.

Già nelle passate legislature il metodo scelto era quello della “ intesa”. Si predispongono a seguito di trattative con le regioni interessate delle pre-intese.
Queste poi vengono firmate dal Governo. Infine tramutate in disegno di legge sottoposto al voto e non al vaglio del Parlamento il quale sarebbe tenuto ad una sorta di “ prendere o lasciare” sull’intero accordo, senza possibilità di modifiche.

Ma ciò che viene taciuto, caro Sud, è che il procedimento per cui oggi tu parli di secessione è stato richiesto da tre regioni ( Emilia Romagna, Lombardia, Veneto ) e che le pre-intese tra governo e le stesse, sono state firmate dalla maggioranza uscente, per intenderci governo Gentiloni, il 28 febbraio 2018.

Pochi giorni dopo si sarebbero tenute le elezioni politiche.

Sì, anche quella volta, caro Sud sei stato svenduto, nel silenzio, in quella omertà che applicano ascrivendola come tuo specifico dna.

Sai, in quella legge di riforma del 2001, vi era un contentino: i cosiddetti LEP, livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti.

Ma, come ogni enunciato non seguito dalla concretezza dell’esperimento, anche i LEP rimasero fumo nelle evanescenti farneticazioni di improvvisati uomini di stato. Non vennero mai di fatto fissati i livelli omogenei delle prestazioni sociali a vantaggio di tutti i cittadini italiani .

Però,oggi, si bypassa questo aspetto essenziale e si giunge direttamente al regionalismo differenziato col rischio non peregrino che alcune regioni possano accaparrarsi più del necessario senza che sia evidente e trasparente a chi quelle risorse si stiano sottraendo.

Così tre regioni al momento, hanno chiesto di avere potestà esclusiva su alcune materia per le quali vi era potestà concorrente fra stato e regioni ( art. 117 Costituzione).

E le materie scelte sono fondamentali per la vita di un paese. Sanità, cultura, fiscalità, cassa integrazione guadagni, programmazione dei flussi migratori, contratti col personale sanitario, fondi per il sostegno alle imprese, autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti, oleodotti, protezione civile, vigili del fuoco, rapporti internazionali, il gettito fiscale e la sua appropriazione.

Un elenco infinito che, se attribuito per intero alle regioni, di fatto potrebbe sovvertire l’ordine dello Stato.

Il Veneto chiede il trasferimento delle competenze legislative su tutte le 23 materie possibili, l’Emilia Romagna al momento solo su 15. Tutte le richiedenti ritengono che il riconoscimento delle ulteriori competenze debba essere immediatamente seguito dalla concessione delle risorse necessarie per l’autonomia gestionale .
La proposta è che queste risorse vengano calcolate sulla base di “ fabbisogni standard” in cui non si tenga conto esclusivamente dei soggetti che hanno diritto alla erogazione dei servizi e alle loro caratteristiche, ma si prenda in considerazione il gettito fiscale, cioè la ricchezza dei residenti.

Per godere di servizi ottimali non basta più essere, almeno sulla carta, cittadini italiani, occorre essere cittadini che risiedono in queste regioni. Non bisogna neppure dimenticare la forza di impatto mediatico, se non sostanziale, dei due referendum consultivi in Veneto e Lombardia, atti a ricordare quello slogan accantonato, ma mai di fatto eliminato” prima il nord”.

Fatta l’Italia non si fecero mai gli italiani, vero caro Sud?

Una Cultura con programmi diversi, quindi. Con insegnanti dal dichiarato sangue verde, e con gli altri docenti che non potranno osare attraversare in migrazioni del sapere, la storica linea gotica.

Una Sanità con professionisti dal pedigree certificato che non consentirà viaggi della speranza a chi dovrà restare a morire fra le tue braccia, caro Sud.

E così via…verso la “ soluzione finale” di una questione meridionale mai risolta, persino beffeggiata con l’elezione del leader della Lega “degli Italiani” avvenuta in Calabria.

E il countdown è iniziato. Da ben diciotto anni, a voler essere precisi ( riforma 2001), ma mancano solo due giorni a che l’esecutivo definisca la proposta da sottoporre ai presidenti delle regioni interessate, poi la stessa passerà al vaglio del Parlamento che con legge rinforzata la recepirà.

Cui prodest tutto questo, caro Sud?

Prova a immaginare. Non certo alla Costituzione che ancora una volta vedrà vilipesa e offesa la sua sostanza, i suoi principi fondamentali, i suoi precetti che inneggiano ad una Italia una, unita.

Non certo a te, ai tuoi cittadini relegati dalla legge del più forte, anche per colpe tue, per tue omissioni, ai margini di una nazione che ancora una volta si scopre a due velocità.
Giova a chi su questo campo si gioca la credibilità del suo elettorato, nei fatti mai tradito. E quel “ Nord” opportunisticamente, machiavellicamente celato, riemerge in tutta la sua forza.

E chi può difenderti?

Il PD? I mille rivoli di una sinistra sparuta e inconcludente? Ricorda, fu il governo a trazione Gentiloni a fare le pre-intese, fu l’esecutivo di centro sinistra a creare l’obbrobrio della riforma del 2001.

Il Movimento Cinque Stelle? Completamente asservito all’altro contraente governativo. Dimentico che i contratti sono obbligazioni corrispettive, onerose per tutti i contraenti, e che ove in essi vengono inserite delle clausole vessatorie, queste debbono essere opportunamente vagliate e sottoscritte.

Il Movimento Cinque Stelle, dormiente mentre tu, caro Sud, che gli hai dato il suffragio per il cambiamento, vieni condannato, se non si risveglierà dal suo torpore si accorgerà ben presto che verranno a prendere pure i suoi sostenitori e non ci sarà rimasto più nessuno a difenderlo.

Sì, l’Italia è ancora una, il rapporto fiscale è fra cittadino e Stato ( non tra cittadino e la propria regione), i programmi culturali sono uniformi, la sanità dovrebbe avere gli stessi standard almeno a livello normativo, ma fra due giorni le cose potranno cambiare, irrimediabilmente.

Su una questione di tale portata non può essere imposto il prendere o lasciare al Parlamento.

E tu, caro Sud, dovresti chiedere a gran voce al Movimento Cinque Stelle di fare saltare l’ignobile piano, in nome del contratto elettorale che lo stesso ha stipulato con te, essendone stato ampiamente premiato.
Sai, dovresti pensare di più a rialzare la testa, caro Sud. Non è ribellione. E’ legittima difesa. O questa può invocarla solo un ministro che tu hai eletto?