CRISTIANO DE ANDRÈ: IO, MIO PADRE E L’ANARCHIA

DI CINZIA MARONGIU

“Io mi sento una specie di sacerdote. Una sorta di prete laico. Per me cantare mio padre è salvifico. Lui è la mia tachipirina per l’anima, qualcosa di bello per la cultura e per l’arte. E i concerti di questo tour sono più che altro delle messe laiche dove si può anche riflettere intorno alle idee di mio padre contenute nel suo disco dedicato al Sessantotto. Il disco che fu più ferocemente attaccato e contestato dal movimento studentesco e dalla sinistra visto che lui aveva fatto un album anarchico e pacifista. Un album ancora oggi incredibilmente attuale perché capace di smascherare il potere”. Cristiano De André da tempo ha smesso di lottare con l’ingombrante eredità paterna e se l’è invece caricata sulle spalle, forse nel tentativo di farci pace per davvero. Così da anni porta il patrimonio musicale di De André con i vari tour “e album di “De André canta De André” ai quali ora si è aggiunto quest’ultimo, “Storia di un impiegato”.

Eccolo in scena in quella che è una vera opera rock con tanto di immagini e filmati che Lui e i tanti strumenti di cui è virtuoso. Lui e i nuovi arrangiamenti, un mix di elettronica e strumentistica acustica, che ridanno autenticità e potenza a canzoni di 50 anni fa. Lui e i valori in cui credeva il padre, gli stessi per i quali ha deciso di battersi. Lo incontriamo dopo il concerto, un vero trionfo all’Auditorium Parco Della Musica di Roma, sold out e pieno zeppo di persone entusiaste che rimangono ad applaudirlo e a chiedergli bis.

Cristiano spiega con poche parole il tema del concept album al quale è dedicata tutta la prima parte dello spettacolo: “Questo impiegato decide nel ricordo del maggio francese di togliersi dal gruppo dei contestatori e di mettersi in proprio. Visto che odia il potere che lo sta opprimendo crea un ordigno, una bomba. Ma lo fa in un sogno, nel corso di un ballo in maschera nel quale decide di far saltare in aria tutte le celebrità che contano. Eccolo allora davanti al giudice che gli dice: “Ok tu hai ucciso il potere e quindi ora sei tu a essere diventato potere a tua volta. Vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto?”. E lui a quel punto si rende conto di essere diventato peggio di tutti coloro che condannava. E quindi crolla. Nella realtà poi lui sbaglia e mette l’ordigno in un chiosco di giornali, finisce in prima pagina, fa una terribile figuraccia. E viene pure sbattuto in galera a scrivere lettere d’amore alla sua fidanzata. Diventa anarchico e si rende conto che il potere, qualsiasi potere, di per sé non può essere buono”.

 

Cristiano De André ne è profondamente convinto ancora oggi che il potere sia di per sé un nemico. All’immagine vincente di una società che ti spinge a fare di più, a guadagnare di più a combattere l’altro visto sempre e soltanto come un rivale, contrappone l’idea di un futuro realizzato grazie al rispetto degli altri. Così a un certo punto chiede pure al pubblico di scambiarsi un segno di pace, o “un cinque, fate voi”. “Quando impareremo ad andare d’accordo, saremo una comunità di persone che insieme scelgono cosa sia meglio per tutti. E la smetteremo di delegare un politico a gestire i nostri soldi e la nostra vita e poi a prendercela perché ci frega”. Insomma anche lui anarchico proprio come il padre. Anche se poi in questa videointervista racconta come vive davvero questo rapporto artistico e sentimentale a distanza.

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