L’INNOCENZA PERDUTA DEI BAMBINI SENZA FUTURO

DI GIOVANNI BATTAGLIA

DAL NOSTRO INVIATO A BERLINO

È stata caldissima l’accoglienza per “La paranza dei bambini” Ultimo film del regista italiano Claudio Giovannesi sceneggiato insieme Roberto Braucci e Roberto Saviano autore del libro.
E’ l’unico film italiano in competizione ufficiale ed è già un serissimo competitor per un premio.
La storia raccontata è quella della perdita dell’innocenza di un gruppo di adolescenti tra i 12 ed i 16 anni che decidono di diventare una gang ed andare alla conquista del proprio rione.
Nicola, Briatò, Biscottino, Lollipop, Christian, Tyson; Limone.
In un mondo diverso dovrebbero essere sui banchi di scuola la mattina e in un campo di calcio il pomeriggio.
Ma nella città con uno dei peggiori livelli di scolarizzazione in Europa, scelgono la via più breve per ottenere quello che sognano.
Entrare nella discoteca più alla moda ed essere ammirati dalle ragazze, poter comprare un orologio da 5000 euro, le scarpe firmate.
Tutto e subito.
Anche se il prezzo da pagare è la consapevolezza che questa scelta porterà ad una morte violenta.
Questi ragazzi sono contemporaneamente adulti e bambini.
Diventano malgrado loro il sostegno delle famiglie dove i genitori a causa della crisi economica sono diventati incapaci di mantenerle.
Il sostegno dei ragazzi non è solo economico ma anche morale;diventano più importanti dei padri.
Maneggiano armi come se fossero giocattoli, sniffano cocaina e passano la giornata davanti alla playstation in un cortocircuito gioco- realtà.
I paranzini vogliono idealisticamente il bene delle loro famiglie e del quartiere nel quale sono cresciuti, si credono invincibili attraverso le armi ed hanno come unico obiettivo quello di sconfiggere le bande rivali in un microcosmo in cui la polizia è solo un’interferenza e lo stato non esiste.
In un Certo senso la violenza che si respira nel film è più subdola e profonda di quella che si sentiva in “Gomorra” perché dal macrocosmo si scende in un microcosmo e si guardano in faccia, sgomenti, i protagonisti di questa immane sconfitta dell’umanità.

In una sala conferenze gremita di giornalisti sono state fatte tantissime domande al regista, agli sceneggiatori ed a tutti gli attori.

Claudio Giovannesi :Il centro storico di Napoli ha una identità popolare rispetto ad altre metropoli, è stato raccontato da Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo.
Questa identità popolare si sente nel film che però è un film sull’adolescenza, almeno il nostro intento non era quello di fare un racconto sociologico ma raccontare l’adolescenza rispetto ad una scelta criminale.

Roberto Saviano: Napoli contiene tutte le facce e tutte le contraddizioni; questo film non vuole raccontare Napoli al mondo ma il mondo attraverso Napoli.
Si tratta di un territorio che ha un grado altissimo di dispersione scolastica, tra i più alti di occidente
Quindi un territorio dove per raggiungere la tua realizzazione usi spesso la via più breve cioè quella delle armi.

Claudio Giovannesi : Il film si muove su un binomio: il Gioco e la Guerra.
Inizia con un gioco, il furto dell’albero di natale che è un fatto realmente accaduto il 17 gennaio e le azioni criminali vengono compiute come se fossero dei giochi.
Le armi all’inizio sono maneggiate come dei giocattoli e questo per me è un sentimento molto forte, anche durante le riprese, c’è la purezza, l’innocenza del gioco associata alla violenza del contatto con le armi.
Il gioco è qualcosa da cui si esce, qualche cosa di reversibile; ma ad un certo punto diventa guerra quindi qualcosa da cui non si può uscire.
Il film dice questo: quella della violenza è una scelta da cui non si può uscire

Francesco Di Napoli : è una scelta che secondo questi ragazzi è irreversibile: in alcuni quartieri la pistola è quello che serve ad aprire tutte le porte…vuoi una macchina? Vuoi delle donne? Basta avere una pistola.

Roberto Saviano: ci siamo ispirati ad un fatto e la storia del film ha deciso di prendere una particolare prospettiva che è quella dei sentimenti, quella delle emozioni.
Cosa si prova ad avere 12 o 15 anni ed avere migliaia di euro a disposizione avendo la consapevolezza di andare a morire.
Un dato importante su queste paranze è che gruppi simili ci sono in Bulgaria, in Albania, in Sudamerica in Sudafrica.
Stanno cambiando uno dei percorsi umani e si sta tornando a morire come nell’epoca medievale .
Si muore a 20 anni pensando di avere vissuto molto come succedeva nel medioevo.
Questo sta succedendo per chi fa scelte criminali in questo momento
Francesco Di Napoli: per noi crescere in mezzo a questi ragazzi che conosciamo di persona e che sappiamo aver fatto scelte sbagliate, ci serve per capire, per migliorare e per evitarli.

Alla domanda di un giornalista austriaco sul perché il ministro dell’interno avesse proposto di revocargli la scorta, Saviano ha detto “Non dipende da me. Dobbiamo capire cosa sta succedendo in Italia.
E’ una cosa molto grave; è stata tolta la protezione ad un altro giornalista che si chiama Sandro Ruotolo e c’è stato un impegno da parte mia e da parte di molti altri per tornare a farlo proteggere, cose che poi è avvenuta.
Ma al di là della questione sulla mia sicurezza, quello che è importante capire è che la scorta non è un privilegio ma un dramma.
Ci sono decine di giornalisti sotto protezione in Italia ed in Europa e sono due di loro stati uccisi a Malta ed a Praga.
Quindi non è più un territorio sicuro quello di chi racconta l’Europa
Il mio punto di vista resta sereno, continuerò a raccontare e non mi farò intimidire da questo tipo di minacce che il ministro dell’interno sistematicamente fa.
E penso che ci dovrebbe esser un’attenzione sul suo continuo indossare la divisa della polizia. Salvini è l’unico politico occidentale che indossa la divisa della polizia continuamente e non solo in occasioni pubbliche, cosa che rappresenta un’aggressione alla democrazia”.

“Quale potrebbe essere la soluzione ai problemi di Napoli” ha domandato una giornalista italiana premettendo l’apparente ingenuità della domanda.
“Ci vorrebbe una alternativa,”ha risposto Francesco Di Napoli “il lavoro è fondamentale.
Alcuni ragazzi cercano lavoro anche se la mentalità di molti dei ragazzi che ci stanno intorno è che chi fa un lavoro normale è uno stupido perché perde tempo”
“ l’alternativa è mettere un sogno al primo posto “ ha aggiunto Artem Tkuchuk, il ragazzo che a interpretato Tyson.
Roberto Saviano: “Vi faccio notare come i ragazzi hanno risposto facendo affidamento esclusivamente sulla loro individualità.
E’ scomparsa la possibilità di riferirsi alla politica o ad un progetto istituzionale.
Loro dicono “ dobbiamo difenderci e scegliere noi quella strada.”
Venti anni fa alla stessa domanda le risposte sarebbero state diverse, qualcuno avrebbe detto “La politica deve…il governo dovrebbe…”
Ormai non c’è più speranza che questo possa accadere.
I numeri sulla disoccupazione meridionale sono impressionanti, la politica non se ne occupa più per una ragione: la soluzione è emigrare.
Ogni anno una città grande come Verona se ne va via dall’Italia
Questi sono segnali che mostrano anche la fine della speranza
I ragazzi hanno parlato di sogni e quando si parla di sogni si parla di felicità.
I ragazzi sanno benissimo che entrando nelle paranze non saranno mai felici.
Potrà durare quattro anni potrà durare cinque anni ma sanno quale sarà la lori fine.
Sapete quanto si guadagna investendo in
cocaina? Se investi mille euro in cocaina dopo un anno hai centottantamila euro, sono dati ufficiali dell’antimafia.
Quindi cinquemila euro portano dopo un anno ad un milione di euro quindi nella testa di ogni ragazzo tedesco, polacco, francese che decide di fare questo, l’obbiettivo è cinquemila euro.
Con cinquemila euro possono svoltare la loro vita.
Ovviamente succede che questo cambiamento lo ottiene uno su centomila perché prima ancora di comprare la cocaina ti sparano, vieni arrestato, non la trovi etc.
Però la risposta dei ragazzi cioè “credi in un sogno” è reale.
Altrimenti l’alternativa è quella che ti da il mondo cioè “ soldi o non vali niente” e la scorciatoia per i soldi è il narcotraffico.

Ad oggi insieme a “Grace a Dieu” di Francois Ozon
Il Film di Giovannesi è il più convincente nella modesta selezione berlinese.