TOTO’ , PEPPINO E IL NICHELINO

DI CORRADO GIUSTINIANI

La storia incredibile che vi racconto meriterebbe la prima pagina su tutti i giornali del mondo, e invece l’ha avuta, per un giorno, soltanto sul Messaggero, il giornale che meritoriamente ieri l’ha rivelata, con un articolo di Lorenzo De Cicco. Ve la sintetizzo in poche righe. Nel 1997 il Comune di Roma espropria un terreno agricolo per costruirci sopra un deposito di bus. l proprietari del suolo chiedono la somma stratosferica di 65 miliardi di lire, vanno in causa e vincono sia in primo grado che in appello. Nel 2004 il Comune sborsa tutti quei soldi, ma l’anno dopo la Cassazione dà ragione al Campidoglio che diventa dunque creditore.

Prima della sentenza, però, i proprietari (dei quali non viene fatto il nome) avevano ceduto il loro credito al finanziere calabrese Giovanni Calabrò, che invece dei soldi rifila al Comune come pegno, nel 2011, un tronchetto di nichel del supposto valore di 55 milioni di euro (!!!) che oggi si scopre essere un “pacco”. E per giunta, per far la guardia al tronchetto, il Comune da allora ha speso 200 mila euro in vigilantes, e altri ne doveva spendere quest’anno. Non è una bufala, tranquilli: lo scandalo è stato scoperto dalla Procura di Vicenza. Succede anche questo in Italia. Voi riderete ancora increduli, io ho smesso di farlo e sento un gran fetore di tangenti.

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