ALBANIA: IERI MANIFESTANTI OCCUPANO IL PALAZZO DEL GOVERNO. E DOMANI?

DI ALBERTO TAROZZI

Violenza per le vie di Tirana in un sabato di febbraio. L’opposizione (Partito democratico di centro destra) si scontra con la polizia e occupa il palazzo del governo, mentre il premier riceve il plauso dei suoi (Partito socialista di centro sinistra) in una grande manifestazione a Valona. Lagrimogeni e molotov nella capitale.

Un déjà vu nel 2011, a ruoli invertiti, con i governativi di oggi oppositori di allora e l’aggiunta di qualche morto negli scontri di sei anni fa.
Qualche elemento comune negli slogan: accuse di corruzione e richiesta di dimissioni con nuove elezioni. Oggi il centro destra di Lulzim Basha, mette però in campo una componente sociale nuova: quella della gente di campagna. Proprio nel momento in cui, nonostante la forte maggioranza dei socialisti al governo, anche la base elettorale del premier dà segni di inquietudine. Gli studenti non vedono un futuro luminoso, mentre tra gli intellettuali non si gradisce la svolta neoliberista, a dispetto della denominazione del partito di Rama.

Albania, terra di mercato libero, liberissimo anzi, dove anche qualche italiano si trasferisce sperando in una facile fortuna, contando sull’assenza di regole e sulla benevolenza dei politici. Dall’iperliberismo senza regole alla criminalità mafiosa a volte il passo non è molto lungo; da qui la denuncia dei crimini di chi sta nei palazzi del potere, con accuse non velate di ingerenze politiche nella magistratura, che riguardano anche persone vicine al premier, in qualità di beneficate.

Qualche assonanza di slogan con quanto avviene nella non lontanissima Belgrado, da parecchie settimane, in forma non violenta e con finalità diverse. In Serbia, al tirar delle somme, i manifestanti mostrano un’opzione per l’Occidente. In Albania più filo occidentali di entrambi i partiti in lizza è difficile trovare qualcuno.
Necessario spiegare il presente, per capire il futuro.

In ballo l’immagine di stabilità e dI affidabilità del premier EdI Rama sul lungo periodo. Nonché l’immagine di chi gli si oppone. Non è un caso se Basha ha parlato di provocazione: dice che la polizia ha opposto poca resistenza ai manifestanti e che questi, penetrati troppo facilmente nel palazzo, si sarebbero trovati circondati e sarebbero trascesi in atti di violenza. Di fatto le molotov non hanno giovato ai manifestanti: Ue ed Osce si schierano contro la violenza e quindi col governo.
E’ solo un primo round? Qui entrano in ballo altri fattori internazionali. Rama fa da copertura al governo della autoproclamata repubblica del Kosovo e le permette di rappresentare una spina nel fianco per una Serbia che nel nome del non allineamento pare sottrarsi alla inclusione nella Nato. Inoltre sostenendo gli albanesi di Macedonia, ha supportato un governo di Skopje avviato all’inclusione nella Nato medesima. Allora tutto va bene per l’attuale premier?

Forse, a guardare il pelo nell’uovo a qualcuno potrebbe non piacere una certa empatia tra Rama ed Erdogan. Sono tra l’altro in corso trattative di Tirana con un consorzio turco per la costruzione di un nuovo grande aeroporto internazionale a Valona.

Va bene che anche Erdogan è nella Nato, ma fa parte di una Nato sui generis, che all’occorrenza sa fare lega con Mosca. Ecco, se fossimo in Rama vigileremmo sui rischi che gli potrebbero causare certe amicizie pericolose.