I GELOSI SONO AVVISATI. L’ACCESSO ALL’ACCOUNT DEL PARTNER È REATO

DI MARINA POMANTE

 

Questi poveri “cornuti” o presunti tali parrebbero ormai essere senza armi per difendere l’onore e per attivare indagini preventive, affinchè questo non venga infangato.
Chi finora, trovandosi nella condizione di sospetta cornificazione, aveva provveduto ad un giretto ispettivo nell’account della presunta fedifraga (moglie o fidanzata) alla ricerca di inequivocabili segnali di intrecci e complicità col terzo incomodo, adesso dovrà rinunciare allo spionaggio fai da te, pena l’accusa di reato penale.

Nessuno si senta più nei panni di Marlowe e nessuno provi più ad improvvisarsi uno pseudo-hacker “de noantri” perchè adesso il “Lungo braccio della Legge” andrà giù pesante contro questi indagatori casalinghi.

Una storia tutta italiana, anzi siciliana, quella che traccia la linea di confine su questa pratica, tutto sommato più diffusa di quanto si pensi.
Una sentenza della Quinta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha dato parere sul ricorso attivato da un marito (non ci è dato sapere se cornuto conclamato o solo investito da sospetto), che era stato condannato per essere entrato “abusivamente” nel profilo Facebook della moglie, che nel frattempo è diventata la sua ex moglie. Il poveraccio, cornuto e mazziato nei primi due gradi di giudizio, non s’era mica arreso ed era ricorso in Cassazione perchè secondo lui, non poteva aver commesso reato, poichè le credenziali d’accesso le aveva ottenute in tempi non sospetti proprio dalla moglie…
Lei, probabilmente per tranquillizzarlo aveva realmente fornito all’uomo il suo account e la password per poter entrare nel profilo del social, perchè non aveva nulla da nascondere…

Quello che spesso non viene valutato dai sospettosi è che, chi ha da nascondere qualcosa, lo fa semplicemente su un altro profilo creato appositamente per questo scopo. Leggende metropolitane raccontano di donne che hanno al loro attivo anche 5 o 6 profili, sono solitamente proprio quelle che forniscono volontariamente al proprio compagno ufficiale la password d’accesso per mostrare quanto siano fedeli e serie. Naturalmente il fenomeno non è limitato al solo emisfero femminile ma interessa in larga misura anche i maschietti che non disdegnano contatti hot, invio di foto, chat piccanti, con altrettante furbette annoiate dal ménage quotidiano o da cacciatrici di polli.

Ma perchè anche la Cassazione ha dato torto all’uomo? Perchè non solo ha violato la sfera privata della donna, mosso dal sospetto dell’esistenza di una relazione extraconiugale, ma ha anche fatto altro, ha copiato parti della chat tra la donna e un altro uomo, infine ha modificato la password del profilo per impedire altri accessi e pensando così di porre fine a tutto.

Dev’essere stata proprio quest’ultima mossa (davvero stupida) quella che ha permesso alla “traditrice” di far causa. Non era solo stata violata la privacy ma era stata messa in condizione di non disporre più del suo profilo… Una scelta dettata dalla rabbia del marito che voleva così vendicarsi (forse). Una scelta che esplicitamente suggellava il fatto che lui ora era consapevole!
Insomma come direbbero i cattivi: due cretini! Oppure due che in fondo non avevano più interesse a farsi beccare reciprocamente.

Era stato lo stesso “tradito” a presentare in Giudizio queste conversazioni che avrebbero dovuto costituire una prova schiacciante in fase di separazione. Perchè poi è stato questo l’epilogo della vicenda.
Beh, in certi casi diviene improbabile “rincollare i cocci” e buttarsi tutto alle spalle.
Se accade quanto hanno vissuto i due coniugi siciliani, è ovvio che ci sia gia in atto una crisi nella coppia.

Ma evidentemente al poveretto ormai ferito nell’orgoglio poco interessava delle ripercussioni che sarebbero scaturite dal suo gesto, voleva solo soddisfazione, perchè avrebbe dovuto tenersi le corna e non farla pagare cara alla moglie? Una vendetta disperata, una vittoria di Pirro, che tuttavia ha invece aggiunto il danno alle beffe tanto che Il tribunale di Palermo prima, poi anche la Corte d’appello avevano sanzionato il suo comportamento emettendo condanna per “accesso abusivo a sistema informatico”.
Identica la linea di principio adottata nel giudizio della Suprema Corte, che ha considerato inammissibile il ricorso e lo ha rigettato.
Anche se il marito conosceva la password della moglie, resta infatti inalterato il carattere abusivo degli accessi, il paradosso è proprio perché è grazie a questi accessi che ha ottenuto risultati contrari alla volontà della persona offesa. Insomma questo dicono per sommi capi le motivazioni che la Corte di Cassazione ha emesso e quindi l’uomo resta colpevole (per la Legge) e a nulla valgono tutti i commenti solidali e le pacche sulle spalle degli amici che con una mano lo confortano e con l’altra nascondono le risatine.

La Legge non guarda in faccia a nessuno e chi sbaglia paga, questa è la lezione che tutti impariamo da questa vicenda dalle connotazioni comico-drammatiche. Spiare i fatti altrui è sempre un reato.
Ma allora come faranno adesso tutti i gelosi sospettosi che avvertono quella sensazione di tradimento nell’aria? A quale santo dovranno votarsi per scongiurare il pericolo del “triangolo amoroso” che aleggia sul loro capo? Dovremmo imparare tutti ad esibire con nonchalance uno splendido palco modello alce finlandese e fare spallucce, magari rendendo la pariglia consapevoli che tanto abbiamo la Legge dalla nostra parte.