DOPO L’AGGRESSIONE A FINKIELKRAUT, SIAMO TUTTI EBREI

DI FABRIZIO FALCONI

La terribile scena degli insulti antisemiti da parte dei gilet gialli (che qualcuno in Italia ritiene e ricerca come autorevoli interlocutori politici) in strada al filosofo Alain Finkielkraut, i cui genitori sono sopravvissuti ad Auschwitz, mi ha ricordato – con impressionante somiglianza – la scena della bellissima miniserie su Albert Einstein prodotta da National Geographic e diretta da Ron Howard, quando Einstein assiste agli insulti delle bande nazi in strada a Berlino, che lo convincono definitivamente che è ora di lasciare la Germania e trovare rifugio negli USA, prima della catastrofe. Quello stesso becero odio incontrollato, quella ignoranza abominevole, quello stesso tono minaccioso che dà libero sfogo ad una frustrazione immensa. Utile dire, e purtroppo bisogna dirlo e ripeterlo ogni giorno anche oggi, che amo profondamente la cultura ebraica, amo la sua gente che ha espresso le più grandi anime del Novecento, che ha espresso Philip Roth e Leonard Cohen, e mille e mille e mille altri benefattori dell’umanità (tra cui lo stesso Einstein). I tempi sono duri e la storia non ha insegnato niente. Gesù Cristo era un ebreo. L’Occidente non sarebbe mai esistito senza la cultura e la gente ebraica, pur perseguitata nei secoli. Io sono ebreo, e tutti quanti siamo ebrei, tocca ribadirlo anche oggi, tutti i giorni.