ECCO COME DI MAIO TONINELLI E CONTE POTREBBERO METTERE NEI GUAI SALVINI SULLA DICIOTTI

DI LUCIO GIORDANO

Il paradosso è che ora proprio Di Maio, Toninelli e Conte potrebbero inguaiare Salvini sul caso giudiziario della Diciotti . Ma prima di vedere come, è giusto sottolineare alcuni aspetti della vicenda. In un Paese normale, nel momento in cui arbitrariamente sequestri per cinque giorni centosettantasette persone, devi risponderne  alla giustizia. E L’opinione pubblica è sempre più convinta che l’attuale ministro dell’interno, più che difendere la sicurezza  nazionale, abbia agito per perseguire un proprio tornaconto politico. Non dimentichiamo infatti che sui migranti, per quanto possano valere i sondaggi, Salvini  ha costruito   tutto il proprio consenso elettorale degli ultimi mesi.

Poche storie:  quello del segretario della Lega , per molti è stato abuso di potere. Giusto allora, seguendo questo filo logico, che l’attuale ministro venga processato.  In un Paese normale poi, il  partito arrivato primo alle elezioni il quattro marzo scorso, non affida ad una piattaforma on line la decisione se concedere l’autorizzazione a procedere o meno. In un Paese normale, una classe dirigente all’altezza non scaricherebbe il dubbio sul che fare addosso alla propria base elettorale, con tutto quel che ne consegue . Una classe dirigente seria si sarebbe assunta la responsabilità di decidere senza passare la patata bollente ad altri.

In un Paese normale inoltre, non si sarebbe creato un caso per  una vicenda giudiziaria lineare, vada a processo o non vada a processo, stop e senza tanti clamori mediatici. Clamori  che, a questo punto, sono in molti a sostenerlo,  sembra  siano stati creati ad arte. Soprattutto perchè in un Paese normale c’è da concentrarsi su problemi tutt’altro che normali: disoccupazione, evasione fiscale, decrescita  economica, pil che arranca, proteste dei pastori sardi, siciliani, toscani. E dei coltivatori diretti pugliesi.  Un Paese normale  si concentra anche sulla lotta alla criminalità organizzata,  sulla sicurezza nelle nostre città sempre più imbarbarite  e  che costringono una promessa del nuoto alla paralisi, speriamo reversibile. Ma il bello, in tutto questo,  è che il tanto strombazzato referendum tra gli iscritti, nonostante l’importanza,  rischia di diventare ininfluente.

Già, perchè la mossa che avrebbe dovuto salvare Salvini rischia invece di creargli più di un grattacapo. Toninelli, Di MAio e Conte hanno presentato di recente  una memoria al tribunale di CAtania assumendosi la responsabilità collegiale del sequestro delle centosessantasette persone della NAve Diciotti. In pratica, si sono autodenunciati. Bene. Adesso, mettiamo che il caso dei tre pentastellati meriti attenzione giuridica. Beh, sarebbe una beffa. Perchè i 5 stelle hanno sempre detto e sostenuto che loro vogliono difendersi attraverso i processi e non sfuggire i processi. Ma se dovessero rinunciare allo scudo parlamentare, come ovvio per non perdere la faccia,  e si chiedesse di mettere sotto inchiesta i tre,  a quel punto si aprirebbe un mondo.

Facciamo un gioco, che poi tanto gioco non è.  Se venisse accertato l’abuso di potere, anche Salvini verrebbe inevitabilmente chiamato in causa, autorizzazione a procedere o meno. Il danno d’immagine, per lui,  sarebbe enorme. Ecco perchè, alla fine, il voto on line degli elettori cinque stelle ha sì la sua importanza, ma non è determinante, nel momento in cui Di Maio, Toninelli e Conte si sono autodenuciati.In uno slancio politicamente altruista, volevano salvare Salvini per salvare il governo, vuoi perchè non vogliono abbandonare il Palazzo, vuoi per un calcolo politico che , peraltro,  a naso si ripercuoterà contro il Movimento.

Del sequestro di persona della Nave Diciotti, insomma,  se ne parlerà ancora a lungo e la cosa non si esaurirà con la votazione on line della  base elettorale dei cinque stelle.  Di Maio , Toninelli, Conte: o hanno fatto un clamoroso autogol o sono dei fini strateghi che hanno messo all’angolo Salvini. Scegliete voi.