THE FRONT RUNNER. UN FILM POLITICO SU GARY HART

DI LUCA MARTINI


Jason Reitman, canadese, classe 1977, ha fatto da ragazzo l’attore in Ghostbuster II (regia di papà Ivan), e ha diretto da grande film cool come Juno e Tra le nuvole, ritagliandosi un posto particolare di storyteller in una zona di confine dove la commedia pur garbata diventa così reale da cambiare di genere.
Qui, invece, è alle prese con un movimentato ‘film di campagna elettorale’, un tema classico del cinema civile americano anni Sessanta-Settanta (chi non ricorda Il candidato con Robert Redford?), tema sul quale, in anni impegnati, si è misurato addirittura il tasso di democrazia americana (Tutti gli uomini del Presidente), in quelli meno engagé si sono viste varie versioni virate in thriller.
Reitman jr in The Front Runner – Il vizio del potere sceglie una storia vera ambientata negli anni Ottanta del dopo Reagan, versandola in un film atmosferico, veloce e realista, confuso e percorso da un corale chiacchiericcio come il baraccone elettorale itinerante che si addensa attorno a un presidente promesso, il Gary Hart di Hugh Jackman, e ne delinea poi con abilità i caratteri chiave quando la vicenda, da collettiva e magmatica diventa individuale, e porta a un intreccio e a un nodo drammatico.
Tutti sappiamo come è andata, conosciamo la storia di Hart, troppo sicuro di se o troppo fatuo, quella dell’amante Donna Rice, fragile e ingenua in modo spericolato, l’esito dell’incontro galeotto su un’imbarcazione chiamata quasi per beffa Monkey Business (Il mascalzone in italiano), lo scoop e la campagna stampa che porta il senatore del Colorado a gettare la spugna. Ma ripercorrere la vicenda è una lezione di cinema e di civiltà (anche di vecchio cinema e di vecchia civiltà), che Reitman impartisce con gusto sicuro. E con ottima scelta nei caratteri di contorno, dalla first lady mancata Vera Farmiga al consigliere sornione che le ha viste tutte ma non questa J. K. Simmons.