CAMPIONATO CON GARBO. UN PESCE DI NOME WANDA FICCA IL NASO NELLO SPOGLIATOIO DELL’INTER

DI DANIELE GARBO

Non siamo ancora al getto della spugna, ma è solo questione di tempo. La Juventus dilata a 13 i punti di vantaggio su un Napoli ormai rassegnato e la questione scudetto si racchiude in una sola domanda: quando arriverà la certezza aritmetica dell’ottavo titolo consecutivo ? Dettagli, nient’altro che dettagli. Al punto che la sfida all’OK Corral Juventus in programma domenica 3 marzo al San Paolo finirà per diventare una sorta di amichevole di prestigio.
In questo momento la testa dei bianconeri è tutta all’andata degli ottavi di finale di Champions League in programma mercoledì a Madrid contro l’Atletico. Un test importante per capire quanto siano legittime le ambizioni della Signora Omicidi in campo europeo. L’Atletico di Simeone non è certamente la migliore delle 16 squadre rimaste nel salotto buono d’Europa, ma è proprio quella che può dare la misura dell’attendibilità delle aspirazioni juventine ad alzare la coppa dalle grandi orecchie. I colchoneros sono una formazione esperta, cattiva, cinica, capace di far giocare male qualunque avversario. La Juve è più forte, ma eliminare l’Atletico non sarà una passeggiata, ci sarà da soffrire e servirà il miglior Cristiano Ronaldo, l’uomo in grado di risolvere qualsiasi problema.
Il Napoli replica contro il Torino la partita di Firenze: crea molto, si divora troppo e raccoglie pochissimo. Mancano lucidità, freddezza, precisione e concentrazione in zona gol. Difetti che Ancelotti conosce bene e farà di tutto per curare. Il problema del Napoli è ora di non abbassare la guardia, di non lasciarsi andare. Trovandosi in una sorta di limbo con la Juve irraggiungibile e la terza lontana sette punti, il rischio di distrarsi è altissimo.
L’obiettivo primario, quello che salverebbe l’intera stagione, è ovviamente l’Europa League, ma bisogna affrontarla con la testa giusta, come è del resto avvenuto nell’andata dei sedicesimi a Zurigo, che ha reso il ritorno di giovedì al San Paolo una pura formalità. Ancelotti in queste situazioni è un maestro e quando si alzerà il livello degli avversari, cioè dal prossimo turno, sarà necessario farsi trovare pronti.
L’Inter sta cercando di uscire dalla bufera Icardi e lo sta facendo, almeno la squadra, nel migliore dei modi: vincendo in Europa e in campionato anche senza il suo ormai ex capitano. I tre punti ottenuti contro la Sampdoria con un gol di un Nainggolan tornato finalmente decisivo sono fondamentali per tenere il Milan a distanza di sicurezza e per dimostrare che prima di tutto viene la squadra.
La vicenda al centro delle cronache sembra in via di risoluzione, grazie a una discreta dose di buon senso da entrambe le parti in causa. Le lacrime di Wanda Nara in diretta tv sono state un colpo di teatro inatteso, ma hanno contribuito a fare un po’ di chiarezza, anche grazie alla telefonata di Marotta. Quello che si è capito abbastanza chiaramente è che la situazione è esplosa (ci riferiamo alla fascia di capitano strappata a Icardi per decisione concordata tra la società e Spalletti e al successivo rifiuto del giocatore di andare a Vienna) non tanto per questioni riguardanti il rinnovo e l’adeguamento del contratto in scadenza a giugno 2021, ma per la ribellione dello spogliatoio.
In tutta questa storia Wanda interpreta tre ruoli: moglie, manager e opinionista tv. Sul primo nulla da dire, sul secondo pure perché non esiste una norma che impedisca alla moglie di essere l’agente del marito. Ma quello che ha fatto saltare il banco è stato il ruolo di opinionista televisiva. Soprattutto nel momento in cui Wanda ha fatto riferimenti di tipo tecnico/tattico, chiamando in causa i compagni di Mauro, segnatamente Perisic e Brozovic.
Ora è chiaro che società non gradisce questa sovra esposizone mediatica della signora Icardi, ma non può fare nulla per impedirlo, se Wanda non ha il buon senso di capirlo da sola. Di qui la decisione di intervenire a gamba testa sul marito per evitare che la situazione nello spogliatoio interista degenerasse ulteriormente. Contro la Samp Mauro si è fatto vedere allo stadio, ma non è andato a salutare i compagni né prima nè dopo la partita. E questo significa, come ha sottolineato Spalletti alla fine, che la ferita non è ancora rimarginata. Almeno finché Icardi non rimetterà piede nello spogliatoio e si scuserà con i compagni.
Quanto al contratto, ci sono tempi e modi per trovare un’intesa. Soprattutto se è vero, e non c’è motivo di dubitarne, che per Mauro e Wanda l’Inter rappresenta una famiglia e non hanno nessuna intenzione di lasciare Milano.
Acque decisamente più tranquille in casa Milan, dove filano tutti d’amore e d’accordo. L’ingresso di Piatek e Paquetà ha incrementato di un buon 30/40% il valore della squadra e la vittoria di Bergamo, dove le grandi sono solite soffrire le pene dell’inferno, ha stappato l’entusiasmo del popolo rossonero. Per un tempo l’Atalanta ha dominato la partita, ma il pareggio di Piatek in pieno recupero con una magia da fuoriclasse (girata di interno sinistro al volo con le spalle alla porta e palla sotto l’incrocio) l’ha rivoltata come un calzino. Una sorta di “sliding door” che nella ripresa ha spalancato al Milan la porta di una vittoria dalle dimensioni impensabili. E strappare il quarto posto Champions a una squadra così matura, equilibrata e motivata non sarà facile per nessuno.
Neppure per la Roma, che batte il Bologna rischiando grosso fino al novantesimo, e sa di aver di fronte un avversario rigenerato che scoppia di salute.
La sensazione è che il quarto posto sia destinato a diventare un lungo duello Milan-Roma. Anche perché, oltre all’Atalanta, neppure la Lazio riesce a tenere il passo di queste due. La sconfitta incassata a Marassi contro il Genoa rappresenta un campanello d’allarme per Simone Inzaghi. Vista l’emergenza infortunati, ci può pure stare di perdere, ma certe scelte del tecnico non sono parse del tutto convincenti e in fondo la Lazio sembra meno attrezzata di Milan e Roma per sedersi al tavolo della Champions League. Anche perché, storicamente, come i tifosi sanno bene, il presidente Lotito non ha nessuna intenzione di svenarsi per costruire una squadra competitiva e si accontenta di lottare fino all’ultimo, com’è avvenuto anche lo scorso anno.
Con questi tre punti la squadra di Prandelli si toglie di fatto dalla lotta per la salvezza, che ha fatto registrare anche le impennate di Cagliari, Udinese ed Empoli.
Brutta la caduta casalinga della Spal con la Fiorentina, ma qui c’è da segnalare un fatto che non era mai accaduto nel nostro campionato: sul punteggio di 1 a 1, a una dozzina di minuti dal termine gli emiliani passano in vantaggio con un perfetto contropiede finalizzato da Valoti. Ma l’arbitro Pairetto torna sui suoi passi, su segnalazione del Var. Va al video e assegna un calcio di rigore alla Fiorentina per un pestone di Felipe a Chiesa risalente a un minuto prima. Risultato: Veretout dal dischetto porta i viola in vantaggio e la Spal passa in un attimo dal 2 a 1 all’1 a 2, accusando un crollo psicologico che consente alla squadra di Pioli di dilagare.
Ora, il fallo di Felipe non è un chiaro errore dell’arbitro, che si trovava vicino all’azione, tanto è vero che ci sono voluti diversi replay per capire che c’era stato contatto tra i due. Ma soprattutto, nel momento in cui la Spal segna il 2 a 1, il Var Mazzoleni avrebbe fatto meglio a stare zitto. Magari la Fiorentina avrebbe pareggiato e poi vinto ugualmente, ma così è davvero difficile accettare un verdetto che sa di ingiustizia. Ci auguriamo solo che questi punti mancati non risultino decisivi ai fini della lotta per la salvezza della Spal.
Il Bologna esce sconfitto ma a testa altissima dall’Olimpico, dove non avrebbe meritato di perdere. La classifica è complicata, ma giocando con questa intensità e questa qualità la squadra di Miihajlovic può sicuramente salvarsi.