ESITO SCONTATO IN GIUNTA AL SENATO: NEGATA AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE PER SALVINI

DI MARINA NERI

Non basta mettergli il rossetto della piattaforma Rousseau per rendere piacevole lo sgradevole olezzo della Costituzione violentata.

Cinquantanove per cento del consenso. Ma de che? Cinquantamila votanti. Il cinquantanove per cento su cinquantamila. Lo zero virgola zero su undicimilioni di elettori che avevano dato credito a un sogno chiamato ” svolta”.

Quale soddisfazione Di Maio?
La pantomima di una deresponsabilizzazione ?

Il mandato elettorale viene dato affinché l’eletto si assuma la responsabilità del proprio operato che sarà valutato ex post dal mandante sulla scorta del rispetto di un programma.

Oggi 23 senatori hanno votato in Parlamento, al Senato in giunta per le autorizzazioni a procedere.

Scontata la farsa di un esito ovvio ancor prima della consultazione piattaformicola ( se vale petaloso deve valere anche il neologismo ora usato).

La procura di Agrigento aveva ravvisato il reato. Gli esperti lo avevano evidenziato ancor prima dell’apertura del fascicolo da parte del P.M.: tenere a bordo di una nave 117 persone contro la loro volontà è sequestro di persona.

Lo dice la Costituzione al suo articolo 13 che recita: “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria”‘

Il presidente della Giunta e relatore, Maurizio Gasparri, aveva già proposto di votare contro l’autorizzazione.

Fra i 23 componenti della giunta si è votato con scrutinio palese, cioè per alzata di mano. Diciassette contro l’autorizzazione e sei a favore ( Pd e Leu). Massima espressione di trasparenza, nessun franco tiratore, quindi, nessun rischio per una decisione che appare chiara ed inequivocabile.

Tutti garantisti, anche coloro che fino a ieri erano i paladini della magistratura.

E lo spettacolo viene protratto fino a negare che l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio in ipotesi di reato, che è un atto dovuto e che, coerentemente, si sarebbe dovuto rimettere la valutazione all’organo all’uopo preposto, appunto un giudice.

Si rammenta, ma solo per dovere di cronaca ormai, che interessato della questione da parte della Procura di Catania, il tribunale dei ministri non ha archiviato, come in suo potere fare,la procedura.

Ha ritenuto, invece, di richiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro e sta valutando in queste ore la posizione degli altri membri del governo, interventori volontari nel procedimento.

Non vi è chi non veda,quindi, come un fumus boni iuris( una ipotesi di reato concreto ) fosse esistente e ravvisabile.

Superiore interesse nazionale? La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, sulla base delle norme costituzionali, è chiamata a valutare se i fatti contestati a Salvini siano stati posti in essere per un rilevante interesse di governo.

Tale accertamento ha natura fattuale e giuridica, che ha i suoi riverberi sulle istituzioni, ma non può assumere, come di fatto è,invece, accaduto con la consultazione online, una connotazione politica.

La valutazione sulla richiesta di autorizzazione a procedere non doveva e non poteva essere rimessa a una giuria popolare, in quanto la stessa non aveva le competenze necessarie per valutare prima e decidere poi finendo per esprimere una valutazione globale sull’attività di governo.

Ritenerla vincolante, inoltre, come dichiarato ieri da Di Maio e come comprovato oggi dal voto in aula, ha finito per delegittimare la stessa autonomia dei parlamentari tutelata costituzionalmente.

Oggi col voto in giunta, impedendo al ministro di affrontare l’aula giudiziaria in cui difendere la bontà delle sue azioni, ratificando di fatto la consultazione online, non solo si è assistito al canto del cigno del Movimento 5 Stelle, ma si è palesata una distorsione del concetto stesso della democrazia.

Non è stata democrazia diretta ma una palese violenza sulle funzioni costituzionali. Interesse nazionale? Anche in questo caso? L’art. 96 della Costituzione non fa sconti a nessuno. E nel braccio di ferro fra un prospettato interesse nazionale e la libertà delle persone confinate contro la loro volontà a bordo di una nave, deve prevalere il diritto costituzionale alla libertà personale che può essere limitato solo per un ordine espresso della magistratura.

Spettava al tribunale ordinario decidere. Un tribunale dove finalmente applicare le norme del nuovo processo in cui le riforme cinque stelle sulla prescrizione sospesa dopo il primo grado avrebbero potuto applicarsi.

Un processo in cui la Costituzione nel suo art. 13 avrebbe potuto difendersi senza subire l’onta della sconfitta come donna cui hanno tarpato le ali imbavagliandone le grida.

Sì ha vinto una logica malata in cui gli “ismi” prevalgono: protagonismi, fideismi, sovranismi.

E su tutti ha vinto il ministro, capace di uccidere il Movimento 5 Stelle senza colpo ferire, lui restando se stesso, usufruendo del cambiamento che i pentastellati hanno imposto alla loro visione, un trasformismo che li punira’ in termini di elettorato.

Cambiare tutto per non cambiare nulla, gattopardismo italico, male incurabile che, come morbo terribile, colpisce chiunque varchi le sacre porte delle istituzioni.