ROUSSEAU DIXIT. I 5S VOTANO AL 59% CONTRO IL PROCESSO A SALVINI

DI CLAUDIA SABA

Rousseau era in tilt dalle 9 di questa mattina.
La piattaforma era stata letteralmente presa d’assalto dagli iscritti al movimento cinque stelle per esprimersi sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini.
Una giornata complicata che aveva portato già dalle prime ore di oggi a diversi malumori all’interno dei militanti, divisi, tra il si e il no.
I numerosi accessi al sito avevano anche costretto la base del Movimento a posticipare l’inizio della votazione dalle 10 alle 11, e la chiusura dalle 19 alle 21.30.
Beppe Grillo aveva confermato la fiducia in Di Maio che intanto da Pomigliano affermava: “sosterrò l’esito del voto”, qualunque esso sia.
I nervosismi tra gli iscritti
erano andati avanti per tutto il giorno.
Sul Blog delle stelle numerosi i commenti e le critiche.
In molti, a ragione, si erano interrogati sul perché di questa consultazione.
Lo stesso Di Maio nel 2016 dichiarava che le immunità non le avrebbero usate mai.
E allora non si doveva sistemare la questione “Salvini” con una semplice votazione su Rousseau.
Salvini e le autorizzazioni a procedere dovevano essere competenza esclusiva del governo.
I cinque stelle avrebbero dovuto avere il coraggio di assumersi la responsabilità totale del loro operato.
Il Movimento, che aveva confermato di voler rivoluzionare molte delle loro regole interne, non avrebbe mai dovuto interpellare la rete e affidarsi ai cittadini per una questione di pertinenza esclusivamente politica.
I militanti hanno votato “no” all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini ma così facendo hanno votato anche il loro suicidio.
Hanno offerto il fianco al nemico e ai propri elettori nello stesso tempo.
Continuare su questa strada di subordine porterà i cinque stelle a perdere consensi e a far guadagnare terreno alla Lega, alias, Berlusconi.
Adesso rischiano che il “tutti a casa”, urlato in anni di opposizione nel passato governo, venga urlato anche a loro.
L’idea che lo stop in Abruzzo possa aver rappresentato solo l’inizio di una crisi più profonda, non è più solo una vaga idea.
Oggi diventa una brutta realtà che alle prossime votazioni al Parlamento europeo potrebbe trasformasi, per il movimento, in un vero e proprio boomerang.