È IL TEMPO DELLA SCELTA, PER NON ESSERE SCELTI

DI LUCA SOLDI

 

Il tempo pare scaduto e le esortazioni che giungono da varie anime del mondo cattolico chiedono il riconoscimento ad un impegno in una società che pare ormai aver perso irrimediabilmente il senso della comunità
Il tempo di una scelta che impedisca di esser scelti
E fra quanti sembrano essere più sensibili a far emergere la necessità di ritrovare i valori umani come fondamento della propria missione ecco arrivare pochi giorni addietro l’esortazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, intervenuto il 4 febbraio scorso ad un incontro presso centro culturale San Roberto Bellarmino, in occasione della presentazione del libro del gesuita padre Francesco Occhetta “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi”.
«Se la politica non ritrova la “p” maiuscola – ha affermato Zuppi, nel corso del suo intervento, citando Papa Francesco -, allora resta minuscola e questo significa che a farla sono piccoli uomini e che ci si affida al pathos più che al logos e alla ragione, accontentandosi delle apparenze senza sanare le radici. Oggi infatti si costruisce il consenso facendo leva sull’istinto, con la pancia: si accarezza molto la pancia ma c’è un livello molto basso in questo modo di fare politica». “Ancora,”ha sostenuto con forza uno dei massimi esponenti della Chiesa cattolica, «populismo e sovranismo hanno insofferenza per i gruppi intermedi che sono, invece, la garanzia contro il totalitarismo: dire prima noi e poi quelli, prima i nostri e poi gli altri, manda indietro tutti mentre se dici prima gli altri, allora arrivano tutti». Nell’attuale delicata situazione, per Zuppi «la Chiesa ha il compito di ricordare che la politica è una cosa seria» e di proporre come antidoto al populismo «l’umanesimo e l’umanitario, che non è sinonimo di buonismo o ingenuità» ma, piuttosto, «è agire come il samaritano della parabola: guardando cioè alla politica come risposta alle sofferenze» perché «nel pluralismo, la cura è l’unità da realizzare con serietà, sobrietà e coscienza, senza la quale non c’è discernimento e, quindi, capacità di scelta, né presa di posizioni e decisioni».

La politica dunque trovi la dimensione naturale di «arte e professione» volta a «tutelare il bene comune», facendosi ambito «per il pensiero complesso, non per quello semplice e perciò unico; luogo del dialogo e del discernimento, non degli assoluti e della ricerca del nemico».
È dunque il tempo di quella scelta che consenta di superare le paura, il clima di odio ed indirizzi verso una nuova etica che privilegi il sentimento di umanità