LA SCOMPARSA NEL NULLA DELLA FIGLIA DELL’AMBASCIATORE E LA VERGOGNA DI UN SEQUESTRO DI STATO

DI ALBERTO NEGRI

Scompare la figlia minorenne dell’ex ambasciatore nordcoreano in Italia e nessuno ne sa niente, anzi si fa finta di non saperne nulla. In realtà abbiamo abbandonato al suo destino una povera ragazza in mano al regime nordcoreano senza muovere un dito. Altro che sovranisti, qui si parla di un sequestro di Stato. Di questo passo il Paese stesso forse rischia di scomparire e prima che accada dovrebbe essere consegnato in custodia cautelare a Federica Sciarrelli e alla sua trasmissione “Chi l’ha visto”.

Se non fosse stato per un dissidente nordcoreano rifugiato a Seul non ne avremmo mai avuto notizia. Thae Yong-ho, disertore dal 2016 quando prestava servizio diplomatico a Londra, ha riferito che la ragazza è stata riportata in patria a novembre scorso mentre il padre, Jo Song-gil, ex ambasciatore in Italia e la moglie, si trovano già a Londra. La figlia di Jo Song-gil, 17 anni, secondo l’ex diplomatico nordcoreano, sarebbe stata intercettata in Italia prima che raggiungesse i genitori.

La Farnesina ha dichiarato: “Aveva richiesto di rientrare in patria”. “Pyongyang – continua la nota – ci disse che la giovane voleva tornare. L’ambasciata della Corea del Nord a Roma, il 5 dicembre 2018, ha informato il ministero degli Esteri che l’ex incaricato d’affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l’ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi era tornata il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell’ambasciata”.

Con tutta la buona volontà ma questa versione appare surreale e fabbricata per giustificare la fellonia delle nostre autorità. Non è credibile nei fatti e nella sostanza. Nei fatti perché non è pensabile che la diserzione di un ambasciatore come quello della Corea del Nord e della sua famiglia non sia stata seguita passo a passo sin dall’inizio sia dalle nostre autorità che da quelle probabilmente di altri Paesi stranieri.

Se fosse vera, poi, è meglio chiudere baracca e burattini perché se le autorità italiane sono disposte a credere alla versione nordcoreana vuole dire che sono degli sciocchi o in malafede: soltanto un suicida rientrerebbe a Pyongyang nella mani di un regime durissimo e vendicativo, dopo la diserzione del padre e della madre.

O abbiamo fatto finta di non vedere e sapere, oppure l’Italia si è resa complice del sequestro camuffato di una minorenne in difficoltà. La stessa versione del rientro dai nonni non regge: se fosse realmente ritornata per questo motivo significa che i nordcoreani avevano minacciato di farli fuori facendo leva sulla paura della giovane. Quindi avremmo lasciato fare questo sporco lavoro ai nordcoreani consegnando una poveretta in mano ai suoi aguzzini.

Il caso ha fatto esplodere reazioni da ogni parte. Il ministro degli Esteri Moavero Milanesi, una sorta di ectoplasma detestato nel suo stesso ministero, ha spiegato che sono in corso verifiche: “Seguiamo con i servizi competenti, poi trarremo le conclusioni”. Come dire: me ne lavo le mani.

Più deciso il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano il quale ha affermato che è “un caso di una gravità inaudita”. Di Stefano dei Cinquestelle seguì il famoso caso Shalabayeva e andò direttamente in Kazakistan per incontrarla e capire le responsabilità dirette dell’allora Ministro dell’Interno Alfano. Visto che è giovane e non corrotto dalle mene del potere, speriamo che insieme agli altri responsabili, tra cui il nostro onnisciente ministro degli Interni, riesca a far emergere la verità. Qui c’è da vergognarsi davvero di essere italiani.

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