SCOPERTO IN GIAPPONE L’ELISIR DI LUNGA VITA

DI CLAUDIA FAVERIO

L’elisir di lunga vita sembrerebbe esser stato scoperto nella comune pianta giapponese Angelica Keiskei, più comunemente conosciuta con il nome di Ashitaba che tradotto significa foglia del domani, per la sua capacità di riprodurre il suo gambo e la foglia quasi quotidianamente.

Coltivata da oltre duemila anni, appartenente alla stessa famiglia delle carote, è da sempre utilizzata dal popolo del Sol Levante come pianta medicinale, alimento, energizzante, rigenerante: insomma, un superfood che oggi sembra godere di un’altra proprietà a tutti ambita: la capacità di rallentare l’invecchiamento.

La scoperta, apparsa su Nature Communications, arriva dal team internazionale guidato da scienziati dell’istituto NAWI presso l’Università di Graz (Austria), in collaborazione con colleghi del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf(Germania), dell’istituto INSERM di Parigi, dell’Università di Berlino e di altri centri e atenei europei.

Il team di ricercatori ha scoperto l’elisir di lunga vita analizzando le molecole antiossidanti racchiuse nelle foglie dell’Ashitaba riuscendo ad identificare un flavonoide che rallenta il decadimento cellulare. È stato scoperto che la molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016.

Il meccanismo scoperto da Ohsumi prende il nome di autofagia e prevede la rimozione e degradazione delle componenti danneggiate delle cellule, come proteine e organelli, per ottenere materie prime con cui costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all’origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all’invecchiamento, a causa dell’accumulo di molecole tossiche nella cellula.

Grazie In test di laboratorio, la sostanza si è rivelata in grado di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini della frutta di circa il 20% e è stato in grado di ridurre il declino cellulare associato all’età nelle cellule umane in coltura. Non solo, la molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l’effetto di proteggere i tessuti. Il risultato, secondo gli autori, conferma il ruolo dell’autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un passo nell’identificazione di terapie anti-invecchiamento.

Una scoperta promettente che però necessita di ulteriori ricerche per determinare se questa è una valida strategia per la giovinezza eterna degli esseri umani.

Scoperto in Giappone l’elisir di lunga vita