IL VENTO A ROMA: FINIRANNO PRIMA GLI ALBERI O LE GIUSTIFICAZIONI?

DI PAOLO VARESE

Oggi a Roma, ma è un oggi che si ripete svariate volte all’anno, a causa del forte vento, previsto e preannunciato, sono caduti diversi alberi e grossi rami. Un albero davanti ad una palazzina vicino all’Auditorium, un ramo di circa 15 metri sopra un taxi a viale Trastevere, e poi ancora all’Aventino, ed in periferia. Una giornata di ordinaria folla capitolina, con i vigili del fuoco subissati di chiamate, unici in grado di rimuovere gli alberi ed i rami, oltre a dover risolvere le altre emergenze. Meno male che non ci sono stati incendi, altrimenti avremmo rischiato un nuovo disastro, senza però un Nerone da incolpare. Eppure, e questa è una contraddizione tipicamente nazionale, c’era stato anche l’avviso da parte del Dipartimento della Protezione Civile. Coloro che dovrebbero essere preposti a risolvere problematiche derivanti da eventi naturali, si sono limitati ad avvisare, e poi pazienza, risolvetela da voi. Qualcuno dirà che è colpa della sindaca Raggi, ma sarebbe una accusa ingiusta, poiché è ovvio che un amministratore cittadino, specialmente di una metropoli come Roma, non può seguire tutte le vicende e le problematiche, perché sarebbe come pretendere che un amministratore delegato di una grande industria seguisse ogni aspetto della vita societaria. Ciò che però le si può ricordare, alla Sindaca, è di scegliere bene i propri collaboratori, e di sanzionare le mancanze, cambiando dove è necessario. Tanto, assessore più o assessore meno. Già nel novembre 2018 si erano sollevate polemiche, dopo due giorni di disastri, alberi caduti ovunque, strade chiuse, automobili distrutte, feriti. Ed ancora prima, quando un taxi venne distrutto nel quartiere Prati. Una tragedia sfiorata. Ma ancora non si ha traccia di un servizio giardini pronto a queste emergenze, ed anche la protezione civile capitolina non da traccia di sè in queste circostanze. Eppure la Sindaca, durante i giorni dell’emergenza maltempo, si riunì assieme alla dirigenza della Polizia Locale, negli uffici operativi della Protezione Civile, monitorando la situazione costantemente. Cosa è cambiato rispetto a quella esigenza? Non è abbastanza grave che gli alberi di Roma siano tutti malati? Che non esista più la manutenzione del verde? Ma quando si parla di questi argomenti, ecco la formula magica: è colpa di chi c’era prima. Poteva andare bene all’inizio come giustificazione, il tempo di prendere le misure e poi partire, ma qui sembra che, sartorialmente parlando, la tela la stia tessendo Penelope. Non si arriva mai a compimento di alcunchè, sempre tutto lasciato alla buona volontà di chi sta per strada, di chi risponde ai telefoni, mentre in altre istituzioni rispondono centralini automatici. Una città nastrata, ma non a festa, in giallo. Il nastro della Polizia Locale costretta a circoscrivere intere aree per evitare che le persone rimangano ferite. Eppure ancora si continua a dire che la colpa è di chi c’era prima. Di chi non ha fatto, di chi ha licenziato, di chi non ha assunto, di chi ha piantato gli alberi al tempo della Repubblica Romana. Sia chiaro, questo discorso vale per tutto in Italia, dal traffico alle buche ai rifiuti e a tutto il resto, ed a tutti i livelli, ma in questo caso si parla di disastri naturali, eventi a cui si puo’ far fronte, e con una semplice ma efficiente organizzazione. Domani qualcuno dirà che la programmazione non puo’ fare nulla nel caso di un divano volato da una terrazza sopra una automobile, come accaduto oggi, ma anche in questo caso basterebbe avere a disposizione, come Comune di Roma, un carro con un braccio dall’alto, una sorta di gru, perchè spesso non si riesce a sollevare l’oggetto proprio per la mancanza di risorse meccaniche. Perciò, visto l’andazzo, non resta che sperare che finiscano prima gli alberi delle giustificazioni, perchè si ha l’impressione che non cambierà mai nulla, che i disastri continueranno a causare danni, e che la colpa sarà sempre di chi c’era prima. Siamo aperti alla smentita ovviamente, e magari in futuro sarà tutto regolato come un orologio, e gli imprevisti saranno gestiti con solerzia. E magari vivremo in Svizzera.