LA MUSICA ITALIANA ATTACCA LA LEGA. CHE RISPONDE CON LA BAVA ALLA BOCCA

DI EMILIANO RUBBI

Se c’è una notizia davvero buona, è che il mondo della musica, piano piano, sta tornando a prendere posizione sui temi politici.
Non lo fa ancora all’interno delle canzoni, la maggior parte delle volte, ma con le dichiarazioni di moltissimi artisti della scena musicale italiana, che infatti scatenano immancabilmente le ire dei leghisti e di Salvini.

Così le prese di posizione di Gemitaiz, Salmo e Piotta provocano la rabbia del ministro dell’interno, che pensa bene di scatenargli contro i suoi fan su Facebook, così basta un “aprite i porti” di Emma Marrone per provocare la reazione scomposta di un consigliere comunale leghista che le risponde: “Faresti bene ad aprire le tue cosce facendoti pagare per esempio”.

Non è il ritorno della musica politica, sono le voci di quegli artisti, da Willie Peyote a Ghali, passando per Caparezza, che esprimono il proprio dissenso nei confronti della politica della destra leghista.
E i leghisti reagiscono con la bava alla bocca, perché sanno perfettamente che l’arte, qualsiasi genere di arte, dalla loro parte non c’è mai stata.

Basti ricordare l’episodio grottesco in cui Salvini esaltò con un post su Facebook il “GRANDE ARTISTA” POVIA che aveva appena composto il suo indimenticabile capolavoro “Immigrazia”, uno dei punti più involontariamente comici mai raggiunti nella storia della musica italiana.

“Ciò che è sacro nell’arte è la bellezza”, come scrisse Simone Weil.

Dove non c’è traccia di bellezza, non può esserci arte.
Mi dispiace, amici leghisti, siete tagliati fuori.