MUORE PER UN TUMORE AL CERVELLO A SOLI 10 ANNI, LA MAMMA NON FA CELEBRARE IL FUNERALE “HA SOFFERTO TROPPO”

DI RENATA BUONAIUTO

Il cuoricino di Iolanda Deda mercoledì ha smesso di battere. Nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Padova, da 11 mesi combatteva contro un tumore al cervello ma a nulla sono valsi chemioterapici e radioterapie, il suo tempo era oramai concluso almeno qui, su questa terra.
La mamma, Nike una donna di 25 anni, non ha mai lasciato la piccola, non le ha mai fatto percepire le sue paure, lo sconforto, la disperazione, ma adesso tutta la rabbia per questo ingiusto destino è venuta fuori.
Per Iolanda nessun funerale, “Non ci credo più, ho visto mia figlia soffrire troppo”.
Iolanda amava la scuola, giocare con le sue amiche e quando le terapie e la sua condizione fisica lo permettevano, ritornava volentieri sui banchi di scuola ma a Natale il male si accanito su di lei e da quel ricovero la piccola non si è più ripresa.
Tutto era cominciato con quello che sembrava un banale torcicollo, poi un occhietto quello sinistro a cominciato ad aver problemi, vedeva male ed anche il suo equilibrio non sembrava più perfetto. La diagnosi ha devastato tutti, lasciando le loro vite sospese, incerte, talvolta inutili.
Quel filo di speranza pian piano è andato affievolendosi: “Cercavo di farla sorridere e non mi facevo mai vedere triste. Le dicevo di non preoccuparsi e che le sarebbe passato tutto…nessuna mamma dovrebbe vedere la propria bambina gridare dai dolori… Mi consola solo, è l’unica cosa, che ha smesso di soffrire”.
Parole cariche di dolore, sofferenza che non hanno trovato conforto nella fede e da qui la decisione di non fare un funerale, di non entrare in una Chiesa, per accompagnare la piccola nel suo ultimo e più importante viaggio.
Impossibile giudicare, esprimere pareri su una scelta tanto disperata. E’ il dolore di una madre che urla adesso un suo spazio e che implora risposte per quelle mille domande che il suo cuore ferito per troppo tempo ha tenuto nascosto. Nessun conforto potrà arrivare se non la pacata consapevolezza che i nostri figli sono un dono. Possiamo amarli, accudirli, provare a proteggerli dalla fatica che il vivere stesso impone, ma dobbiamo ricordare che a noi sono solo affidati, dati in custodia e quando il loro cammino sarà compiuto, lasciarli andare, fieri di essere stati al loro fianco per un tratto di strada, orgogliosi per il tempo che ci è stato concesso e certi che seppure in modo differente il loro amore continuerà ad accompagnarci, per sempre.