UN GIORNALISTA DEL SERVIZIO PUBBLICO PUÒ DIRE QUEL CHE PENSA IN POLITICA ?

DI GIORGIO SANTELLI

Dopo aver scritto un post sulla chiusura di Massimo Zedda, qualcuno mi ha detto che un giornalista, in particolare del servizio pubblico, non deve parteggiare per qualcuno. In questo caso l’accusa è stata lanciata perché io ho detto quanta gente c’era e ho posto la domanda se il rinnovamento della sinistra passa per una scelta di campo largo e civica. In Abruzzo dissi invece, in un collegamento, e attraverso alcune interviste, che il 32 per cento del candidato del centrosinistra – osannato come laboratorio che mette insieme civici, partiti di sinistra e il mondo cattolico democratico – non era una cosa nuova ma una sorta di release 2.0 dell’ulivo. In questo caso altri commenti, mi definirono un giornalista di destra. Durante il governo Renzi i Renziani mi definirono grillino. Questo perché ho detto no ad alcune leggi come Jobs act con l’abolizione dell’articolo 18 e non ero convinto della riforma della Costituzione. Una amica su facebook mi disse Leghista. Paolo Romani, di Forza Italia, da presidente di gruppo mi disse che le mie cronache parlamentari erano equilibrate. Alcuni esponenti leghisti mi hanno definito giornalista corretto a Pontida di fronte a chi attaccava la telecamera Rai. Da parte mia, invece, non posso nemmeno fare endorsement per un partito perché nessuno mi convince e in nessuno mi ci sento a casa. Ma leggendo quel che scrivo è evidente a quale cultura politica appartengo. Io penso che un giornalista (ogni giornalista, non solo quelli della Rai perché tutta l’informazione è bene comune) abbia libertà di pensare e scrivere, sul proprio social, la sua opinione. Ma non può permettersi di parlare nei TG parteggiando per qualche candidato. Perché un giornalista scrive sempre di qualcuno ma non è di nessuno. Per questo le considerazione di alcuni sul mio modo di scrivere su facebook le trovo pretestuose e francamente puerili. Montanelli (mi si perdoni la sproporzione del paragone) disse che Berlusconi era un venditore di tappeti. Ma non arrivarono a lui le accuse di essere persona schierata a sinistra. Un giornalista libero, quindi, è un giornalista che per primo esercita il diritto d’opinione. Altrimenti che libera stampa sarebbe?

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