ELEZIONI ANTICIPATE IN SPAGNA: UN CONVITATO DI PIETRA CHIAMATO INDIPENDENTISMO CATALANO

DI BOBO CRAXI

Le elezioni anticipate in Spagna che cercheranno di dare una maggioranza qualificata ai fronti contrapposti della politica iberica hanno avuto un convitato di pietra che è stata la causa scatenante dell’instabilità di questi anni ovvero l’indipendentismo catalano. Si è chiusa la prima parte del processo al “procés”, di fronte al tribunale supremo sono sfilati la maggior parte dei leader protagonisti della fiammata separatista che culminò nel referendum del 1 ottobre del 2017 soffocato dalle cariche della guardia civil inviata dall’allora Primo Ministro popolare Rajoy.
Sono accusati di reati per i quali la pubblica accusa si spingerà a chiedere diecine di anni di reclusione: ribellione, sedizione, malversazione. In questo primo round, sono stati incalzati da una pubblica accusa piuttosto claudicante nel portare delle prove convincenti che tutto questo sia avvenuto, non dobbiamo dimenticare che lungo tutto il corso di questa vicenda non c’è stata alcuna vittima, alcuno scontro armato ma soltanto delle imponenti manifestazioni di protesta.
Si può già desumere, in linea di massima, dal dibattimento in corso che l’accusa di sovvertimento dello Stato attraverso atti violenti non potrà essere provata così come si è compreso, e l’autocritica su questo punto é stata abbondante, che non vi sia stata alcuna dichiarazione auto legittimata di indipendenza della catalogna, nessun atto conclusivo di disconnessione dallo Stato e che il referendum, in definitiva, non fu niente altro che una prova dimostrativa, peraltro fallita, dell’imponente ma non maggioritaria volontà del popolo catalano di separarsi dall’insieme dello Stato Spagnolo.
I protagonisti politici hanno affrontato con dignità questo giudizio del tribunale, il leader della sinistra repubblicana Oriol Junqueras che appariva in pubblico per la prima volta dopo un anno di prigione ha cercato di spiegare politicamente le ragioni del separatismo ribadendo il suo carattere non violento ( addirittura si é lasciato andare a dichiarazioni amorose postume “io amo la
Spagna..”) ed affermando di avere agito innanzitutto dietro la spinta di una crescente volontà popolare. Il Presidente dell’ANC Jordi Sanchez, un intellettuale che ha animato una poderosa macchina di consenso attorno all’indipendentismo catalano, si è dovuto difendere dall’accusa di ribellione per aver organizzato una manifestazione dimostrative dinnanzi al Dipartimento dell’economia della giunta catalana che fu oggetto nel mese di Settembre di una perquisizione e di arresti a funzionari accusati di state organizzando illegalmente il Referendum con denaro pubblico dopo che esso era stato espressamente vietato dal Tribunale Costituzionale.
La mitezza delle persone e la supposta ingenuità nelle argomentazioni certo lasciano supporre che l’organizzazione referendaria fu talmente perfetta che vi fosse quantomeno un livello superiore e riservato dove venivano assunte decisioni tecniche decisive per il suo svolgimento.
É curioso che si siano materializzate improvvisamente migliaia di urne di plexiglas e che formalmente nessuno le abbia né pagate ne trasportate ai seggi;
Ma l’onere delle prove spetta all’accusa, il punto semmai é sempre politico.
Non fu rispettata la Legge dello Stato Spagnolo ma fu seguita una volontà popolare di espressione. Essa ha rappresentato in sé un’azione politica che però non ha messo in discussione formalmente L’Unità della Nazione Spagnola e né ha ricevuto una legittimazione di carattere internazionale cosa che probabilmente rappresentava uno degli obiettivi principali dei separatisti, obiettivo vistosamente fallito.
La sensazione che lo Stato Spagnolo stia processando l’idea in sé della volontà di separazione di una parte del popolo catalano esalta il carattere politico di questo processo; perché stando ai fatti ci troviamo di fronte ad un processo di disconnessione fallito e rinnegato ed a poco più di una manifestazione dai blandi caratteri aggressivi.
Sarà interessante ascoltare tanto la versione dell’ex Primo Ministro Rajoy che invió circa quindicimila uomini armati in Catalogna per reprimere questa insubordinazione ed anche il Capo della Polizia Catalana, anch’esso sotto processo, che si rifiutò di aggredire i votanti ai seggi lasciando fare il lavoro “sporco” alla Guardia Civil.
La Spagna seppe uscire ad un certo punto dall’offensiva basca reprimendo le frangie terroristiche ed avviando una politica di concessioni molto robusta; parimenti riconoscendo il carattere pluri-nazionale del suo territorio potrebbe venire a capo anche della questione catalana.
Il Processo al “procés” punta a mettere una pietra tombale sulla cupola separatista cercando di affrontare solo sul piano giudiziario una questione che é tutta politica ed attiene alla capacità ed alla duttilità delle
classi dirigenti di interpretare le buone spinte sovraniste sorrette da venti che spirano dall’atlantico sino ai confini europei.
Avere il “nemico in casa” può fare la fortuna del nazionalismo ma non contribuisce a rafforzare il bisogno comune di un’Europa
Plurale che riconosce l’identità dei propri popoli esaltandone l’esistenza in una cornice istituzionale convincente, posto che i valori che tutti dichiarano di voler rispettare sono quelli della convivenza civile, della democrazia e della solidarietà. Da un altro canto il separatismo catalano, il cosiddetto “procés” deve dotarsi di maggiore realismo abbandonando l’elemento messianico e religioso che lo ha contraddistinto, l’insistente elemento simbolico che fa perdere di vista un fatto ormai conclamato e cioè che questo gruppo dirigente catalano può parlare in nome e per conto di una parte del suo popolo, certo importante ma non sufficientemente maggioritario e che esso deve governare nell’interesse di “tutti”
i Catalani come ha riconosciuto al Processo l’ex Ministro Santi Vila, uno dei dirigenti della destra Catalana più impegnati in una robusta auto-critica politica.
Il voto di Aprile ed ancor di più quello di Maggio possono contribuire a rafforzare questa convinzione ed a scrivere una pagina totalmente nuova. Questo vale anche per la questione catalana dove le ragioni del dialogo e la possibilità di una fuoriuscita politica e non giudiziaria della crisi territoriale dovranno prevalere.
Mai come in questi anni la vicenda é stata centrale nella politica spagnola e la campagna elettorale si giocherà sul crinale delle Alternative fra repressione e dialogo fra Costituzione da difendere o da riformare, fra Europeismo aperto e plurale o il Sovranismo escludente delle piccole patrie.