IL CAPITANO VI STA PRENDENDO IN GIRO CON LA CHIUSURA DEI PORTI. E NON SOLO

DI MARCO GIACOSA

 

Poco fa ho letto che il Ministero dell’Interno smentisce il suo ministro: non esiste alcun ordine di chiudere i porti. (La notizia l’ha scovata il quotidiano Avvenire, leggètela: qui https://goo.gl/qkxsPF). Non è la prima volta che ministero e ministro dicono cose diverse: ricordo che nell’agosto scorso uscirono i dati sulla criminalità dell’anno agosto 2017/luglio 2018, che indicavano che tutti i reati erano in calo (tranne femminicidio e abusi sessuali), e in quei giorni – come nel resto del suo tempo – Salvini era impegnato in Sicilia a dire ai genitori di fare attenzione perché nelle scuole si spaccia e loro devono ben guardarsi.

Quel che fa è ormai chiaro: suggestiona. Lui non firma nulla: lui ispira la catena di comando, al punto che – a questo punto sembra evidente – la nave non entra in porto fino al tweet di autorizzazione: non per un documento, ma per un orientamento. Lui mette su Facebook le fotografie di chi lo contesta: ma sono gli altri a insultare. Lui pubblica i video con i ne*ri che bivaccano e suppone spaccino: ma è Traini che va a sparare. Lui è quello che mentre entri al cinema ti dice che è un film di merda. Quando il film è quello della tua vita, appena esci lo trovi con il banchetto a venderti la soluzione: che è più potere e più poteri (per lui) – che baratti con la sensazione di aver soddisfatto un bisogno che non soltanto non avevi, ma che non esiste in natura (e lo dice il suo ministero).

Vi sta prendendo per il c**o, e lo sta facendo così bene che se non ne subissi anch’io le conseguenze starei tutto il tempo, birra e patatine, a guardare ammirato.

Ieri al cinema ci siamo attardati, come sempre, a leggere tutti i titoli di coda, così l’uscita l’abbiamo fatta come due salmoni contro la corrente di chi entrava per la proiezione successiva, stretti contro il muro, passando in rassegna le persone una a una, come un giocatore di basket dà il cinque agli altri già in fila, quando entra in campo.
Abbiamo pensato che un esperimento psicologico dal risultato prevedibile potrebbe essere questo: due che, uscendo, incrociano chi entra e dicono a tutti: “Mi è piaciuto tantissimo, è un film davvero bello”. E poi rifare, a un altro spettacolo, dicendo invece: “Non mi ha convinto, a me non è piaciuto”.
Scontato pensare che gli spettatori che entrano con l’immediata, emotiva reazione positiva di chi è appena uscito siano portati a valutare il film più positivamente di quelli che hanno avuto, invece, la spinta a ritenerlo deludente.