L’INDICE PMI IN EUROZONA CONFERMA CHE LA CRESCITA E’ IN FLESSIONE

DI VIRGINIA MURRU

 

In contrazione a febbraio l’indice PMI (Purchasing Managers Index) Manifatturiero in Eurozona, si avvertiva già nell’ultimo trimestre del 2018 che ci si avviava verso una flessione del tasso di espansione in generale nell’area; ora arrivano le conferme: il PMI è andato sotto i 50 punti, limite che sancisce l’andamento in positivo o in negativo dell’Indice.

L’indice viene calcolato sulla base di un’indagine condotta sui direttori d’acquisto delle più importanti aziende di un Paese, per sondare numeri e pareri sullo stato del settore. Se supera i 50 punti si ritiene che l’economia viaggi in espansione, al di sotto indica una flessione, e comunque che questo centro nevralgico dell’economia presenta difficoltà.

A gennaio, in area euro, si collocava di poco sopra:  50,5 punti. Sale invece il Pmi sui servizi, che a febbraio è in aumento a 52,3 punti (era a 51,2 a gennaio). Nell’indice composito si riscontra un aumento, 51,4 punti (era a 51,0 a gennaio). Si tratta di dati preliminari, ma indicano una trend ben preciso, il soffio della crisi è nell’aria, e gli orizzonti sono ampi, perché investono l’economia sul piano globale.

Gli Stati Uniti, tra le economie avanzate, sembrava non risentirne in questo ambito, e infatti l’Indice a gennaio andava piuttosto bene, mentre non si può dire altrettanto della Cina, il cui Pmi manifatturiero è in flessione da alcuni trimestri.

A febbraio tuttavia l’indice risulta in decelerazione anche negli Usa. Negli Stati Uniti c’è una stima flash elaborata da Markit, che indica l’attuale performance del manifatturiero e il riscontro della flessione rispetto al mese precedente: da 54,9 punti a 53,7. Dato inferiore al ‘consensus’, ci si attendeva infatti un andamento stabile.  Tuttavia l’Indice si colloca sempre al di sopra dei 50 punti, pertanto ancora in zona espansione.

In Cina la flessione si riscontra già da diversi trimestri, il Purchasing Managers’ Index scivola a 48,3 punti (a gennaio), risultato peggiore di quello relativo all’area Euro, ma il dato rilevante è che si va ai minimi dal 2016. Un chiaro segnale di fragilità, sempre relativa, se si considerano le potenzialità di questo gigante asiatico in termini di produzione industriale.

In Europa si avverte una contrazione degli indicatori economici anche in Germania, le rilevazioni riguardanti il mese di gennaio lo hanno confermato. L’indice Pmi va infatti sotto i 50 punti: a 47,6 da 49,7 punti, ai minimi da circa 4 anni.

Meglio la Francia, dove nell’indice si riscontra un lieve rialzo: da 51,2 punti a 51,4. In aumento anche l’indice sui servizi e il composito.

A livello generale, in Eurozona, ci troviamo in una fase di stallo per quel che concerne la crescita, il tasso di espansione risulta essere uno dei più deboli dal 2014.

Intanto si conoscono i dati riguardanti gli utili della Bce nel 2018, l’esercizio si chiude per la Banca Centrale Europea in crescita di 300 milioni di euro: a 1,6 miliardi. Tali utili saranno integralmente distribuiti alle Banche centrali nazionali.