SI PUO’ FAR PIANGERE I RICCHI?

DI ALBERTO BENZONI

Anni fa, si era nell’autunno-inverno del 2011, Monti aveva chiaramente enunciato la “ratio” complessiva del suo programma: lacrime e sangue. Soffrire sì, anche come passaggio ineludibile di qualsiasi progetto di riscatto collettivo della nazione; ma anche soffrire tutti. Compresa quella parte degli italiani cui Berlusconi aveva raccomandato il “fate come vi pare e tutto andrà per il meglio” e a cui invece andava spiegato che pagare le tasse doveva essere considerato un dovere e un piacere, esemplificando il tutto con la reintroduzione dell’Imu e con l’invio di ispettori sugli yacht di Porto Rotondo e nei migliori bar di Cortina. Un evento salutato pubblicamente da un esponente di Sel all’insegna dell’era ora che anche i ricchi piangessero.
Uscita che allora sembrò improvvida perché non si ride in faccia a qualcuno che piange; ma non al punto di essere travolta dall’indignazione dei benpensanti di destra e soprattutto di sinistra.
A ripensarci, con l’ausilio del senno del poi, quella indignazione generale era un piccolo segnale di un mutamento epocale. Di un’era in cui non fare piangere i ricchi, anzi far sì di farli sorridere sempre, sarebbe diventato a Roma come a Washington, a Parigi come a Londra, un vero e proprio imperativo categorico.
E’ l’era del dumping fiscale e sociale come punto fisso dell’orizzonte comunitario. E’ l’era della progressiva riduzione delle tasse sui redditi alti, sui profitti delle società, sui patrimoni e sulle successioni, che dico della riduzione delle tasse in generale come punto fermo di ogni programma politico. Accompagnata da quella della riduzione delle spese che però non può andare oltre certi limiti, alimentando così la crescita del deficit e, nell’impossibilità di farvi fronte, il blocco definitivo della crescita.
E’ lecito domandarsi allora se non ci sia in tutto questo un vizio originario di prospettiva; se insomma l’obbligo di fare sempre sorridere i ricchi abbia un qualche fondamento oggettivo. Ci si è detto che trasformare i ricchi nella nuova “classe generale” garantiva il loro impegno per lo sviluppo del reddito e dell’occupazione e degli investimenti. Ma nulla di tutto questo è avvenuto, nè in Europa nè in America: nessuna “distruzione creatrice”, nessuna innovazione di processo o di prodotto, nessun aumento degli investimenti. Aumento dei profitti. taglio continuo dei costi, aumento generale delle disuguaglianze.
E allora perchè? E allora vale la spiegazione di Hollande e di tanti altri: far piangere i ricchi è un lusso che non possiamo permetterci perchè non abbiamo i mezzi per farlo e perchè ce la farebbero pagare chiaramente.
Più facile allora continuare a far piangere chi già piange. Ma anche qui, nella deplorevole esistenza del suffragio universale, c’è un limite che non dovrebbe essere superato e che invece è già stato superato ampiamente…