IL 26 FEBBRAIO 1990 L’ADDIO A SANDRO PERTINI. UN COMMIATO INIMMAGINABILE OGGI: SENZA “PUBBLICO”

DI FABIO MARTINI

Quella mattina, era il 26 febbraio 1990, si sapeva che il feretro di Sandro Pertini avrebbe lasciato la sua casa, ma non se ne conosceva l’ora. Carla Voltolina, l’ex staffetta partigiana conosciuta da Pertini durante la Resistenza e poi divenuta sua moglie, prese tutti in contropiede: per evitare le risse bestiali delle telecamere a caccia di immagini, fece uscire il carro funebre alle 7,10: in quel momento non c’erano “pubblico” né telecamere ma soltanto due giornalisti, arrivati con prudente anticipo: Marco Sassano e il sottoscritto. Ed ebbe inizio un commiato lontano dai riflettori, privo di retorica, del quale nessuno seppe nulla. Qualcosa di inimmaginabile oggi, quando ogni sospiro di un personaggi pubblico viene radiografato e amplificato. Anche se è solo uno sbadiglio.
Il brevissimo corteo percorse strade ancora semivuote del centro di Roma e i pochi passanti non potevano immaginare che stava passando il corpo di un Presidente al quale tanti avevano voluto bene. Pertini aveva chiesto di essere cremato. Al cimitero di Prima Porta i due forni un po’ arrugginiti del crematorio sono su una collina appartata. Carla Voltolina, in attesa che la cremazione si concludesse, restò in macchina. Ogni tanto le si avvicinavano il fratello Umberto e il generale Ferrara, già consigliere al Quirinale. Alle 9,35 uscì un inserviente del cimitero. Nelle sue mani una piccola urna cineraria di mogano con dentro le ceneri dell’ex Presidente. In quel momento nessuna telecamera era in azione: si poteva essere sé stessi. La signora Pertini, la burbera «compagna Carla», apre la portiera, si mette l’urna cineraria sulle ginocchia, la bacia. E la ricopre dolcemente con la vecchia bandiera socialista che Sandro Pertini aveva sventolato il 25 aprile 1945 in piazza Duomo a Milano…