IL FALLITO GOLPE DI GUAIDÒ, E IL FIASCO DELL’INFORMAZIONE

DI ANGELO D’ORSI

 

È incredibile. Si può avere una informazione scadente, disonesta, come quella praticata in Italia? Vero è che i semiologi oggi tendono a privilegiare, sul sostantivo “informazione” il suo omologo, ma di ben diverso significato, “comunicazione”; ovvero, sempre più sentiamo parlare di “infotainment”. In altri termini, la comunicazione, come atto del comunicare (non importa cosa né come), sconfigge l’informazione (come pratica volta a fornire notizie sui fatti del giorno), e se proprio qualcosa di ciò che accade deve essere raccontato, allora è bene che la narrazione si tramuti in intrattenimento. Quasi a sostenere che il pubblico si annoi alla mera esposizione dei fatti, e che voglia, piuttosto, essere “intrattenuto”, divertito, distratto: un pubblico magari proprio alla ricerca non della verità dei fatti, bensì dell’oblio.
Tuttavia, la narrazione c’è, ed è univoca, e sostanzialmente, palesemente infondata, capziosa, eterodiretta. Alludo, in particolare, alle vicende venezuelane oggetto di un vero e proprio golpe mediatico, parte integrante del golpe politico (tentato e sostanzialmente fallito) di Guaidó. Fin dall’inizio si è parlato (stampa, on line, tv) dei “due presidenti”, prendendo per buono il giovinotto che ha tentato lo strappo su precisa regia di Washington. E nei giorni successivi, i nostri giornalisti in coro presentavano a tinte sempre più fosche il panorama di un Paese non solo in bancarotta sul piano finanziario, ma sull’orlo dell’abisso per colpa di Maduro (e prima di lui Chavez) : dello strangolamento economico di cui il Venezuela è stato oggetto ovviamente si taceva; delle manovre e delle infiltrazioni di armi e uomini dalla Colombia, idem; delle pressioni Usa lo stesso. Guaidó, presentato come “un sincero democratico” era il nuovo che avanza, la sola speranza di salvezza per i venezuelani. Il golpe era già giunto a un punto morto, malgrado i sussurri europei e le grida statunitense, ma i nostri media proseguivano imperterriti nella loro campagna anti-Maduro, in accordo con larga parte, va pur detto, dello schieramento politico, dalla Lega al PD, e della ineffabile UE.
Nelle ultime 48 ore però si sono raggiunti vertici indicibili: il tentativo da parte del governo colombiano – un governo di destra estrema – di fare entrare nel territorio venezuelano armi, materiali, soldati addestrati all‘anti-guerriglia con l’etichetta di “aiuti umanitari”, subito bloccato dall’esercito venezuelano, che si era avventatamente ipotizzato passasse dalla parte dei golpisti, i media italiani hanno continuato imperterriti a parlare con la voce di Guaidó, a cui hanno dato credito anche in relazione a una penosa messa in scena al confine, con il presidente colombiano, il rappresentante OSA e qualche altra comparsa. Mentre l’inossidabile Giovanna Botteri, corrispondente a vita da New York, ma evidentemente investita del ruolo di corrispondente dalle Americhe, manco si rendeva conto di cosa stesse succedendo, il valoroso Guaidó, invocando una assai improbabile opzione militare (ossia l’invasione di truppe straniere: si suppone colombiane, brasiliane e perché no?, statunitensi…) tagliava la corda con il provvidenziale aiuto di un elicottero colombiano. Era la sanzione anche visiva del fiasco politico-militare, ma soprattutto, in quei precisi momenti documentati da immagini che sono state negate ai telespettatori italiani, si trattava del fiasco dell’”informazione”.
Ecco dove porta la mancanza di dignità, oltre che di professionalità, di sedicenti giornalisti.