TIFOSERIE E INQUINAMENTI POLITICI CON CONNESSIONI ‘NDRANGHETISTE

DI MARINA POMANTE

 

 

Da un’ultima inchiesta de L’Espresso parrebbe che il mondo delle tifoserie calcistiche sia inquinato da infiltrazioni politiche e che sia connesso con gruppi mafiosi.
Dall’inchiesta emergerebbe che in Lombardia, la presenza di militanti neonazisti d’Oltralpe, mescolati con i militanti di Forza Nuova e i legami con le cosche ‘ndranghetiste calabresi sarebbero ben coesi con il tradizionale tifo da stadio.

Questi gruppi si autodefiniscono “destra sociale”, si presume che il loro scopo sia la propaganda veicolata mediante la passione per il calcio. Esistono diverse alleanze tra tifoserie di squadre di calcio lombarde e i capi ultras.
Questi ultimi, anche se inquisiti in inchieste che li hanno visti protagonisti, ritornano supportati da questi gruppi politici. L’elemento che unisce sembrerebbe che non sia solo la semplice appartenenza di matrice tifoso-calcistica e che non ci siano solo ragioni propagandistiche, ma anche affari e interessi economici.

La tifoseria non risulterebbe essere in effetti altro che un varco che la criminalità userebbe per arrivare alle società di calcio per ottenere interessanti affari come la vendita di merchandising o dei biglietti. Sembra chiaro che la presenza pesante nelle curve, garantisca anche la facilità di accedere alla vendita e allo spaccio di droga. Tutto questo con l’appoggio dell’estremismo politico diverrebbe facile e godrebbe di una larga protezione.

Dal dossier de L’Espresso parrebbe che col favore dei capi delle curve, sugli spalti si trovino presenti anche gruppi criminali e personaggi che hanno già un passato noto alle Forze dell’ordine, come Luca Lucci, che al suo attivo ha una condanna per traffico di droga e che il ministro Matteo Salvini, nella sua azione di promozione del dialogo con le tifoserie, ha salutato con strette di mano e con compiacenti sorrisi, omaggiando quella estrema tifoseria rossonera… (alcuni si interrogano sulle ragioni che spingono il ministro dell’Interno ad aperture di dialogo con tifoserie in odore di criminalità e aderenza di estrema destra, mentre si predilige l’uso di “ruspe” con altri soggetti, siano essi Rom o Centri sociali o extracomunitari).

Nel dicembre scorso uno scontro tra ultras costò la vita ad un ragazzo delle tifoserie a margine della partita Inter-Napoli. In quell’occasione furono rinvenute spranghe di ferro e coltelli nascosti nei pressi della zona degli scontri e l’attacco stesso venne giudicato dagli inquirenti come una vera e propria azione paramilitare.

Nello storico ritrovo della Curva Nord dei tifosi interisti, il pub Cartoon nel quartiere di San Siro, la frase che viene ripetuta ridondantemente è: “In curva si canta, in Questura si tace”. Tuttavia in Questura non si sta tacendo, poichè alcuni ultras stanno parlando di alleanze e connessioni, come per esempio, quella tra gli ultras del Varese calcio: “Blood and Honor” e gli interisti del “Viking”.
I militanti di Blood and Honor hanno un motto: “Blut und Ehre” la frase in tedesco che rimanda alla gioventù hitleriana. Il sangue è sicuramente una costante in questi gruppi di fanatici, a differenza forse dell’onore e il sangue non è mancato! Tanto che proprio il capo: Daniele Belardinelli lo lasciò sull’asfalto (oltre alla propria vita) nell’aggressione del 26 dicembre scorso, dove si presume che venne travolto da un Suv, anche se le indagini sono ancora in corso e non è ancora chiara la dinamica dell’incidente.

Ma L’Espresso incalza e scrive che dai verbali delle indagini della Digos risulterebbe che i veri capi, quelli che comandano, non vanno allo stadio, restano a casa loro. Dalle valutazioni del Gip Guido Salvini, che ha firmato le ordinanze d’arresto, questa indagine sarà una delle inchieste più lente e impenetrabili, perchè le componenti che prevalgono sono il cameratismo e l’omertà. Il lavoro si fa complesso per i pubblici ministeri della Procura milanese: Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, proprio per il fatto che i capi, le vere menti alla regia, non sono presenti allo stadio.

Sempre secondo l’inchiesta de L’Espresso, proprio uno di questi registi l’architetto Marco Piovella (detto Il Rosso), risulterebbe essere uno dei capi della curva Nord interista, ma Piovella sembrerebbe apparire distante dai coinvolgimenti di queste attività; figlio di una famiglia benestante e titolare di un’azienda che si occupa di illuminazione. Uno di quelli insospettabili insomma. Uno che per provare la sua aderenza e responsabilità dovrebbe commettere il famoso “passo falso” e fornire così prove agli inquirenti. Più facile a dirsi che a farsi!
Marco Piovella si autodefinisce: “designer della luce” di giorno e leader dei Boys San di notte. L’acronimo San anche in questo caso rimanda alle squadre d’azione del Duce… Questa frangia della tifoseria interista arricchisce la composizione della curva Nord insieme agli “Irriucibili” ed i “Viking”.

L’inchiesta definisce che un personaggio noto sembrerebbe proprio il fondatore dei Viking, il 49enne milanese Nino Ciccarelli che vanta (si fa per dire) un tatuaggio sul braccio con 12 foglie a significare le sue 12 condanne. Ciccarelli subì una condanna a metà degli anni ’90 per spaccio di cocaina nelle curve, attività che svolgeva grazie ad una organizzazione e con lui era anche coinvolto nell’indagine, Vittorio Baiocchi (vicino ad ambienti della ‘ndrangheta), altro componente degli Ultrà interisti e che oggi non sembrerebbe coinvolto in questa inchiesta.
Ciccarelli, secondo le testimonianze agli atti degli inquirenti, “chiamò a rapporto” la notte degli scontri del 26 dicembre gli Ultrà del “Populaire Sud” altro gruppo neonazista di Nizza, gemellato dal 2013 alla tifoseria nerazzurra. Populaire Sud e un’altro gruppo neofascista chiamato: “Generazione Identitaria” sono soliti organizzare pattugliamenti e spedizioni punitive al confine con l’Italia contro i migranti… Dalle analisi degli inquirenti questi comportamenti potrebbero in breve trovare emulazione in altre città e diventare un pericolo ancora più evidente, proprio per lo spirito che anima i militanti di questi gruppi.

Per la Digos insomma prende sempre più corpo la connessione tra le tifoserie lombarde, in special modo l’asse Milano-Brescia. Il collante che unisce tutti, annullando di fatto le classi sociali, unendo borghesi e operai è la “fede fascista”. Si arriva anche a superare le rivalità tra tifoserie storicamente avversarie e accorpa sotto lo stesso ideale imprenditori e criminalità.
Secondo un’analisi del ricercatore Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre, in seguito alla scomparsa della “Fossa dei Leoni” che era una sacca di tifoseria di appartenenza di sinistra, si sono cominciate a verificare infiltrazioni di esponenti dell’estrema destra e di appartenenti alla criminalità organizzata, nelle tifoserie del Milan ed i neofascisti hanno fatto da apripista per la criminalità che ha subito trovato collocazione stabile in questi ambiti.

Gli investigatori hanno notato un deciso ammorbidimento delle tensioni tra tifosi interisti e milanisti che adesso parrebbero accomunati da un ideale politico. Pace fatta quindi tra gli Hoolligan del Milan e dell’Inter, grazie alla comune appartenenza alle correnti neofasciste di “Lealtà e Azione” e “Avanguardia Nazionale”.
Anche gli SkinHead del Brescia sono di supporto agli Ultras del Milan e da qualche tempo a Brescia sono presenti movimenti definiti: “Brescia Identitaria”, “Brescia ai bresciani” e “Brixia Blues Boys”, che radunano simpatizzanti della destra estrema. Queste formazioni sono attenzionate con interesse da Forza Nuova e proprio il leader Roberto Fiore fece attività di arruolamento da questi gruppi con un messaggio sui Social, nel quale si proponevano “passeggiate della sicurezza” che in atre parole erano ronde, come è ormai d’abitudine fare per questi gruppi, a dimostrazione della loro forza.

L’Espresso scrive ancoro che un elemento che contraddistigue la pace tra tifoserie è non soltanto il motivo politico ma il business, che ha il potere di far dimenticare ogni rivalità sportiva.
Il militante di CasaPound Massimo Mandelli finì agli arresti nella scorsa estate nell’ambito dell’inchiesta sugli steward attivi a San Siro. Mandelli aveva stretto accordo con Luca Lucci (quello salutato da Salvini) per la gestione di traffico di droga che interessava tutta la citta di Milano. Il centro di ritrovo della tifoseria milanista: il bar Clan a Sesto San Giovanni era una delle basi del traffico di stupefacenti dove sotto il controllo delle famiglie calabresi transitavano quintali di cocaina ed eroina provenienti dai Balcani e dal SudAmerica.

Dall’inchiesta dell’Espresso, Matteo Salvini milanista nell’anima stringendo la mano a Lucci, durante i festeggiamenti per i cinquantanni della curva sud di Torino, diceva: “Sono un indagato fra gli indagati”.

Lucci, detto il toro, però risulterebbe non essere un semplice pregiudicato. In un verbale del 2006 il pentito Luigi CIcalese parla di lui.
Cicalese ha tra i suoi crimini l’assassinio dell’avvocatessa Maria Spinella. Per allontanarsi dal luogo del massacro, Cicalese usò l’auto di Lucci, allora pusher abituale di cocaina: “Luca è un amico”, disse davanti al pm Celestina Gravina.

Per Lucci l’amicizia è un valore importante, come quella che lo lega al suo mentore Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, leader degli ex Guerrieri Ultras. All’apparenza Lombardi non ha mai nascosto le simpatie di estrema destra e nonostante il daspo, continua a dettare legge nella Curva Sud, non ha nemmeno bisogno di mettere piede fra gli anelli. Anche Claudio Tieri non va più allo stadio, con Sandokan. anni fa aveva messo in piedi un’organizzazione criminale finalizzata, secondo quanto scrive il gip Federica Centonze, “a stabilire una posizione di egemonia attraverso delitti anche gravi che consentisse la gestione di affari, con ritorno economico, intorno allo stadio”.

Tieri, detto “Il Topo”, dopo i suoi trascorsi giudiziari ha goduto di protezione nell’estrema destra, diventando uno dei capi sezione di Forza Nuova. Tieri è considerato fra i più attivi di tutta la Brianza.
A detta dei capi ultras allo stadio si va solo per il calcio e non è affatto vero che esistano colori politici. Ma non sembra mistero per nessuno che le curve siano ormai un ritrovo abituale per questi movimenti politici ai quali il calcio forse interessa solo marginalmente e soltanto per ragioni di aggregazione politica e di affiliazione a gruppi criminali improntati per l’ottenimento di business legati alla droga e altre attività criminose.