CHIESA E ABUSI. PER IL CARDINALE PELL, PRIMA NOTTE IN CARCERE

DI RENATA BUONAIUTO

Il Cardinale Georg Pell è in carcere. Da questa notte è rinchiuso presso l’Assessment Prison di Melbourne, a nulla è valso il tentativo di libertà su cauzione. Gli abusi sessuali a danno di due tredicenni avvenuti nel 1990, quando era un arcivescovo, hanno finalmente visto la luce e la condanna.
Era il numero tre dei cardinali del Vaticano oltre che tesoriere. Un uomo la cui rispettabilità e competenza aveva trovato sempre conferma fra quanti in questi anni lo avevano affiancato, consentendogli di conquistare la fiducia anche dello stesso Papa Francesco.
Aveva 55 anni quando il suo sguardo e le sue attenzioni si rivolsero su due ragazzini del coro, come spesso accade, le molestie non furono denunciate nell’immediatezza dei fatti. L’11 dicembre dopo due giorni di consiglio con l’unanimità dei giudici, Pell è stato dichiarato colpevole e per lui si sono aperte le porte del carcere. Si proclama innocente ma il racconto di una delle vittime non ha lasciato dubbi. Pell in quegli anni ha più volte abusato dei ragazzini del coro. Una delle vittime, lo ricordiamo morì per overdose nel 2014. I genitori non hanno dubbi, il trauma subito da piccolo aveva devastato la sua psiche, la sua vita non era più stata la stessa dopo quell’atroce violenza.
Proprio nel 2014, il cardinale, fu chiamato a Roma per ricoprire l’incarico di Segretario per l’Economia, avrebbe dovuto mettere in ordine i bilanci ma ha cominciato subito a far danni anche lì, consegnandoli in ritardo o in maniera sommaria. Non sono mancate polemiche per l’uso “dissoluto” delle finanze, per le spese eccessive e malamente documentate. Ci sono voluti tre anni però, prima che un provvedimento fermasse il suo scellerato lavoro e che fosse rimandato in Australia, per difendersi dalle accuse che lo vedevano adesso sul banco degli imputato.
Il suo caso ha riempito rotocalchi, in breve tempo è divenuto mediatico: il “Cathedral trial”. Un’accusa infamante dalla quale si è cercato di difendere definendosi il “capro espiatorio” per quanti nutrono odio verso la Chiesa.
Il primo procedimento avvenuto nel 2018 non raggiunse un verdetto e il giudice Belinda Wallington, decise di dimettersi. Il nuovo processo e la nuova giuria ne hanno finalmente decretato all’unanimità la colpevolezza.
George Pell, non riuscirà a scontare i suoi 50 anni di carcere, ha già 77 anni ed a breve verrà presentato appello dai suoi legali, intanto però le porte del carcere si sono chiuse al suo passaggio.
E’ arrivato il tempo delle riflessioni, lui che si continua a professare innocente, nel silenzio di quelle mura dovrà ascoltare la sua coscienza, dovrà ripercorrere quegli anni, quei racconti di bambini oramai uomini, che con dovizia di particolari, descrivevano i suoi gesti, dovrà prendere su di sé il peso di una croce, che ha rinnegato e rifiutato per tanti, troppi anni e dovrà sentirne tutta la sofferenza. Se fosse innocente, se tutto quello che a suo carico è stato documentato fossero solo “gratuite cattiverie”, “ignobili calunnie”, come lui afferma, dovrebbe comunque sentirsi responsabile per aver, in altra forma, devastato e fermato la vita di quei “clerichetti”.
Nel buio della cella, i demoni del passato torneranno a fargli visita, potrà allontanarli, rinnegarli ma non potrà farlo con Dio a cui non serve la sentenza di un Tribunale per scoprire e leggere l’opacità del suo animo.