DUELLO INDIA PAKISTAN. I PAKISTANI HANNO DIFFUSO FOTO PER SOSTENERE LA LORO VERSIONE

DI GUIDO OLIMPIO

Dopo incursioni di forze speciali e cannonate ad alta quota è l’ora dei raid aerei. Uno scenario mediorientale per una delle crisi più lunghe, quella tra India e Pakistan. Mirage indiani hanno compiuto un’incursione contro una base di guerriglieri in Pakistan, i mujaheddin della fazione Jaish-e-Mohamed responsabile dell’attentato kamikaze del 14 febbraio. Il ricorso all’aviazione, con scambi di accuse, è una novità in un confronto sempre aperto.
La versione indiana
Per le fonti ufficiali l’azione è stata condotta da una dozzina di Mirage attorno alle 3.30. La formazione ha sganciato bombe su un campo d’addestramento del gruppo estremista appoggiato dai pachistani. E secondo New Delhi sarebbero stati uccisi circa 300 elementi. L’operazione ha riguardato la zona montuosa di Balakot dove il movimento JeM è di casa e dispone di molti militanti. Qui agisce Maulana Yusuf Azhar, il cognato del leader, Masood Azhar. Diversa la versione di Islamabad. Il governo afferma che gli incursori sono stati costretti a tornare indietro dalla reazione dei caccia pachistani ed hanno lanciato i loro ordigni in aperta campagna. Ma, andando oltre i danni possibili, l’impatto dello strike è pesante. Sul piano politico e diplomatico. A Islamabad il premier Imran Khan ha convocato una riunione d’emergenza dell’esecutivo per esaminare quanto è avvenuto sul confine.
Scontri
Negli ultimi mesi i separatisti del Kashmir hanno alzato il livello degli attacchi. Il 14 febbraio un suo uomo-bomba si è fatto saltare in mezzo ad un reparto di paramilitari indiani, ben 40 hanno perso la vita. Sfida letale in una battaglia spesso affidata a tiri di cannone e ai colpi di mano di commandos. L’India ha spesso dato la caccia agli insorti usando reparti speciali ed ha denunciato la copertura garantita da Islamabad ai guerriglieri. Addebiti respinti dai pachistani, da sempre messi sotto accusa – non solo da New Delhi – per il legami con gruppi di ispirazione jihadista. Infine non va dimenticato che il premier indiano Narendra Modi, atteso a importanti scadenze elettorali entro due mesi, aveva promesso una reazione dura alla strage. E i voli dei Mirage forse sono solo il primo atto.
Guido Olimpio. Corriere.it