LA MUSICA AUTARCHICA NO. PER FAVORE

DI CARLA VISTARINI

La musica autarchica no. Per favore.
L’imposizione di una “Quota Italia” obbligatoria di canzoni, in radio e in tv, questo 40% di cui si parla, è una cosa che fa venire l’orticaria anche solo a pensarla.
L’autarchia ha precedenti da ventennio, è una cosa che sa di caffè di cicoria, di bigottismo, di provincialismo assoluto.
La musica appartiene all’anima e al vento che soffia forte, le percentuali non sono ammesse. Mettere i lacci all’arte non ha mai fatto bene a nessuno.
E lo dico da paroliere con un repertorio di 400 canzoni, più o meno, cui una norma del genere creerebbe notevoli vantaggi.
Ma non si può, non si deve tornare indietro, agli orticelli chiusi. Questi vecchi ricchi signori che sponsorizzano questa pastoia barbara e che dalla musica hanno già avuto tanto ma forse vogliono ancora, potrebbero, con maggior grazia e buona pace di tutti, tacere.
Senza contare che la musica italiana non ha bisogno di questi mezzucci da gerarchi asfittici per essere viva e vegeta e avere successo. E la competizione affina. Ma come? vogliono “aprire i porti” e poi chiudere quelli della musica? La musica non passa? Ma per favore. Care radio, suonate quello che vi pare, mandate tutto, senza percentuali, in libertà. Poi, chi corre più forte lo decide il pubblico. Viva la musica. Tutta.