OLIVIA COLMAN. UNA FAVOLA CHE COMINCIA CON UN OSCAR

DI COSTANZA OGNIBENI


Ci sono alcuni attori che quando li vedi lì, con la statuetta in mano e tanto imbarazzo nella voce, funzionano come quei libri di cui ti ritrovi a leggere il finale: ora che conosci il punto in cui si esaurisce il racconto, lo chiudi, lo ribalti, e lo riapri dalla prima pagina, curioso di conoscere la concatenazione di eventi che hanno portato a quell’ultimo, saliente episodio. Sono quegli attori il cui cognome non è composto né dalla combinazione di lettere che compone la parola “Streep”, né “Clooney” e né tantomeno “Roberts”, “Diaz” o “Jolie”. Sono attori spesso pluripremiati ai festival minori, di cui veniamo a conoscenza solo grazie a una serie vista per caso su Netflix, o attraverso un ruolo secondario interpretato in una pellicola di qualche anno fa. E che finiscono con lo sbatterti in faccia il loro talento durante la proiezione di un film che si era inizialmente creato il proprio pubblico grazie ad interpreti di maggior rilievo. Ecco, sono proprio loro, “quegli attori lì”, che per il suddetto elenco di caratteristiche rappresentano una categoria a sé stante, di cui la neo-vincitrice della statuetta come migliore attrice è parte integrante.
30 Gennaio 1974, Norwich. È qui che Sarah Caroline Olivia Colman, Collie per gli amici, vede la luce per la prima volta. Madre infermiera, padre geometra, la strada tracciata per i figli d’arte è già lontana dalla sua. Studia a Cambridge, in prima istanza per diventare insegnante di scuola elementare. Ma c’è qualcosa che coltiva, un sogno, certamente non ereditato da qualcuno, ma forse proprio per questo ancora più autentico. Un sogno di cui non parla, perché è assurdo, lontano, un po’ come “desiderare parlare con gli animali”, come lei stessa afferma. Poi arriva l’incontro con Ed Sinclair, suo futuro marito. E quel sogno, magicamente, non sembra più così inarrivabile: si trasferisce a Bristol, si iscrive alla scuola d’arte drammatica locale. Segue i corsi, si diploma nel 1999. Di lì… ma quale svolta? Se sbarcare il lunario è difficile per i mestieri comuni, figurarsi nel campo artistico: per vivere Olivia comincia a lavorare come segretaria e poi come donna delle pulizie. Mestieri che ama, anche se il suo sogno rimane pur sempre un altro. E visto che la fortuna premia gli audaci, dopo numerosi provini l’occasione arriva nel 2003 con “Peep show”, che diviene presto serie di culto. Otto anni dopo, l’approdo sul grande schermo con “The Iron Lady” dove interpreta il ruolo della figlia di Margaret Tatcher. E nel 2015, l’incontro con Yorgos Lanthimos che le offre il suo primo ruolo in “The Lobster”. Un sodalizio destinato a durare nel tempo, e grazie al quale, oggi, possiamo vedere un esempio di puro talento nell’interpretazione della Regina Anna di Gran Bretagna ne “La Favorita”.
Il resto lo conosciamo, e non è nient’altro che l’ultima pagina del libro di cui sopra: la statuetta, un discorso imbarazzato e pieno di ironia le cui vibrazioni arrivano oltre lo schermo. E un’attrice bella; bella perché genuina, bella perché lontana anni luce dallo stile glamour di cui si orpellano le colleghe. Bella perché, nonostante la sua semplicità, è lei ormai la prescelta dai registi che d’ora in avanti avranno bisogno di una regina per le loro pellicole.