PER CHI VOTA L’ITALIANO

DI RICCARDO ORIOLES

Gli italiani votano preferenzialmente per i ladri. Oppure per i mafiosi, o per i ladri mafiosi, comunque per gente di cui è certo che un giorno o l’altro finiranno in galera. I presidenti delle due regioni più importanti, Lombardia e Sicilia, eletti a furor di popolo e incontrastati per anni, hanno fatto esattamente questa fine. Sembra vicino a farla il già sindaco di Roma.

Cuffaro, Formigoni, Alemanno non sono dei casi individuali, delle patologie. Sono esattamente il ritratto della nazione. La violenta Sicilia e l’industriosa Lombardia – nord e sud – nonché la capitale del regno, hanno votato – nella diversità delle etichette – esattamente alla stessa maniera. Viva i corrotti e abbasso i fessi: così hanno deciso i cittadini votanti, e la galera dei primi non ha affatto scoraggiato il trionfo dei successivi.

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La Sardegna, in confronto, non è che un episodio minore, facilmente spiegabile coi tradizionali  meccanismi politici d’Italia. Dove, pochi anni fa, il popolo aveva massicciamente votato per un onesto socialdemocratico – Bersani – e per una banda di confusionari ma onesti ribelli che a gran voce invocavano Rodotà, Gino Strada e Imposimato. Il capo dello stato – del tipo Napolitano o Cossiga – si rifiutò categoricamente di incaricare un governo di conseguenza; Bersani venne accoltellato dai suoi stessi compagni, i ribelli si buttarono machiavellicamente a destra; gli elettori di entrambi rimasero lì a bocca aperta ed entrambi i partiti cominciarono a sciogliersi come neve al sole. La colpa era dell’ “e allora il piddì”, del maledetto poppulismo peppegrillesco, dei negri, dei francesi, dell’Europa: finì come doveva finire, coi capi dei due schieramenti col pugno di mosche in mano e col popolo sempre più imbarbarito alla ricerca rabbiosa di nuovi capi espiatori.

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Tutta questa tragedia, che ci ha scaraventato dall’Occidente al Visegrad e dagli “italiani brava gente” a una caricatura grottesca della Bassa Sassonia, è tuttavia minore rispetto all’altra, meno immediatamente drammatica ma più profonda, che si compendia negli eletti del popolo ufficialmente ridotti, in rappresentanza del popolo, a avanzi di galera.

Traditi i vecchi che lavorando e soffrendo avevano ricostruito il Paese, traditi i giovani che scappano ovunque purché sia altrove, è la questione morale che ucciderà l’Italia, che forse l’ha già uccisa.